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Politica e religione, una comune responsabilità

· All'inizio del viaggio nel Regno Unito il Papa sottolinea il contributo della fede allo sviluppo e alla pace nel mondo ·

Religione e politica hanno una responsabilità comune nel garantire la giustizia, la pace e la libertà in Europa e nel mondo. E in questo senso il Regno Unito ha una grande tradizione di impegno attivo nella lotta contro i mali del nostro tempo, quali la povertà, la miseria, la fame.

All'insegna del dialogo per ritrovare i valori dell'umanesimo che la società contemporanea sembra aver smarrito è iniziato il diciassettesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Il Papa è stato esplicito nelle risposte alle cinque domande rivoltegli dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi, a nome dei settanta giornalisti presenti sul volo diretto a Edimburgo, prima tappa della sua visita in Gran Bretagna. Per venti minuti ha ripetuto più volte le parole «tolleranza» e «apertura», e ha esortato in particolare i cristiani a testimoniare una fede viva in Gesù anche in società secolarizzate come quella britannica. Non preoccupano il Pontefice eventuali critiche e contestazioni, poiché anche i precedenti viaggi in Francia e nella Repubblica Ceca si preannunciavano a rischio per la presenza di tendenze anticlericali e areligiose, mentre si sono risolti poi in un grande successo. In entrambi quei Paesi è stata calorosa l'accoglienza da parte dei cattolici e anche di quanti, pur professandosi agnostici, sono alla ricerca della verità in spirito di tolleranza e di rispetto. Secondo il Papa infatti nella maggior parte delle nazioni occidentali, europee soprattutto, con forti correnti anticattoliche, coesiste una radicata presenza di fede. E la Gran Bretagna che stamane lo ha accolto rappresenta un paradigma di questa realtà. Benedetto XVI ha affermato perciò di voler affrontare le sfide di questo viaggio con coraggio e con gioia.

Rispondendo a una domanda sui requisiti che deve avere la Chiesa per attirare le persone, Papa Ratzinger ha ribadito la convinzione che i numeri o il potere non sono la priorità. Una Chiesa che cerca di essere attrattiva, ha detto, è una Chiesa sbagliata. Essa, ha aggiunto, non deve lavorare per sé stessa ma per rendere visibile Cristo. Che tradotto in pratica significa essere testimone d'amore e di riconciliazione, aiutare a considerare l'altro, essere «trasparente» per poter diffondere senza interferenze la luce autentica del Vangelo. E in questo cattolici ed anglicani hanno la stessa direzione da prendere. Se infatti seguono la priorità di Cristo e non se stessi, non sono più concorrenti, ma amici nella verità. La personalità del cardinale John Henry Newman costituisce un modello per il superamento delle divisioni, in vista di una comune testimonianza.

Motivo di fondo di questo viaggio appena iniziato, la beatificazione di Newman costituisce per il Pontefice il riconoscimento del ruolo di quest'uomo di fede e di cultura che si è lasciato trasformare dalla verità. Un uomo che anzitutto ha vissuto il problema della modernità e dell'agnosticismo; per questo la sua non è una fede informe, appartenente al passato ma personalissima e attuale. Personalità di grande cultura, ha lottato contro lo scetticismo; sacerdote di grande spiritualità e di preghiera, ha vissuto in relazione profonda con Dio e con gli uomini.

Nella conferenza stampa il Papa ha rinnovato la sua fiducia nella Chiesa scossa dallo scandalo degli abusi su minori commessi da membri del clero. Anche in questo caso Benedetto XVI ha confessato senza remore che le rivelazioni sono state per lui uno shock, che gli ha provocato una grande tristezza. L'autorità della Chiesa — ha ammesso — non è stata in grado di vigilare, e ha auspicato pentimento, umiltà e grande sincerità da parte di tutti. Il Papa ha rivolto in particolare il suo pensiero alle vittime, che vanno aiutate a superare il trauma e a ritrovare fiducia, attraverso un sostegno materiale, psicologico e spirituale. Ha quindi invocato una giusta pena per i colpevoli — definiti senza mezzi termini inclini alla perversione — per i quali deve essere escluso ogni accesso ai giovani, perché chi commette tali atti è un malato, la cui libera volontà non funziona. Il Papa ha poi ribadito la necessità di vivere questo tempo come un momento di penitenza, di umiltà e di rinnovata sincerità, così come aveva scritto nella lettera inviata ai vescovi irlandesi. Da ultimo Benedetto XVI ha invocato un'opera di prevenzione, da esercitarsi soprattutto nel momento della scelta dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa. Ha ringraziato infine personalmente l'episcopato britannico per il grande lavoro compiuto e che continua a fare. ( gianluca biccini )

I discorsi di Benedetto XVI

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27 maggio 2019

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