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Poeta che dipinge

· Delacroix in mostra alla National Gallery di Londra ·

Non aveva dubbi Claude Cézanne sul valore universale rivestito da Eugène Delacroix, tanto da dichiarare che tutti i grandi artisti dipingono nel suo linguaggio. I forti colori di Matisse e di Kandinsky, l’espressionismo di Van Gogh e di Gauguin, il vibratismo cromatico degli impressionisti sono caratteristiche debitrici nei riguardi della fonte primigenia, ovvero Delacroix.

«Louis-Auguste Schwiter» (1826-1830)

Non a caso dunque la mostra alla National Gallery di Londra, dal 17 febbraio all’11 maggio, reca il titolo Delacroix and the Rise of Modern Art. L’attenzione si concentra in particolare sull’eredità pittorica lasciata dal principale esponente del romanticismo francese, sottolineando che all’epoca Delacroix, destinato a essere celebrato dai posteri, non ebbe vita facile: ogni suo nuovo quadro veniva infatti puntualmente posto sotto un assai rigido scrutinio, per valutare se l’opera in questione fosse degna del plauso che l’artista veniva sempre più riscuotendo sia presso la critica che il grande pubblico. E c’è chi allora storse il naso di fronte a un linguaggio pittorico giudicato «troppo enfatico», talora «disordinato», che rischiava di scardinare i placidi e collaudati canoni dell’arte classica. Tra le opere esposte La furia di Medea (1838), Il sultano del Marocco (1845), il ritratto di Louis-Auguste Schwiter (1826-1830) e la seconda versione della Morte di Sardanapalo che l’artista compose nel 1846: la prima fu realizzata nel 1827, ovvero due anni dopo il suo viaggio in Inghilterra, dove la sua arte conobbe una nuova fase caratterizzata da un tocco di pennello meno aggressivo e più elegante e sinuoso. Un significativo cambiamento subito colto da Charles Baudelaire che non esitò a elogiare l’artista definendolo «un poeta che dipinge»: Delacroix ne fu commosso.

di Gabriele Nicolò

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22 agosto 2019

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