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​Poesia ariosa

· ​Matteo Maria Boiardo e la lotta politica ·

Incuriosisce e attrae il titolo dell’ultimo libro di Marco Santagata, Pastorale modenese (Bologna, Il Mulino 2016, pagine 240, euro 23), per il singolare accostamento che propone: la pastorale, un genere letterario costruito su un immaginario mondo campestre popolato da greggi e da pastori-poeti e una realtà municipale, la città di Modena. I tre elementi presenti nel sottotitolo — Boiardo, i poeti e la lotta politica — offrono qualche indicazione in più, ma è sulla soglia del libro che il titolo trova la sua spiegazione. Nella bella premessa l’autore rimanda infatti alla preziosa lezione che Carlo Dionisotti dette in anni ormai lontani in Geografia e storia della letteratura italiana (1967). 

Boiardo in un’incisione anonima del 1840

Non una semplice formula quella di Dionisotti, ma l’indicazione di un incrocio disciplinare imprescindibile per studiare i fatti letterari e artistici, dato il policentrismo politico e culturale che per secoli ha caratterizzato la nostra penisola. Il richiamo a spazio e tempo, che da allora per molti è diventato un astratto meccanicismo con il conseguente moltiplicarsi di mappe, cartine e atlanti, come se la nostra storia letteraria fosse un’introvabile isola del tesoro, viene recuperato da Santagata nel suo rigore metodologico originario. Lo scrive Francesca Romana de’ Angelis aggiunendo che Santagata è una bella voce narrativa. Un italianista con la passione per la narrativa e un narratore con la passione per la letteratura. Due sensibilità prossime, ma nella pratica lontane, che Santagata riesce a fondere con straordinaria armonia. Se nella sua narrativa si affaccia spesso la letteratura — da Il copista (2000) dedicato a Petrarca al recente e fortunato Come donna innamorata dedicato a Dante — nella sua scrittura di studioso c’è il fascino di chi sa raccontare. Così accade anche in Pastorale modenese, dove Santagata dà avvio al libro dipanando il gomitolo di due narrazioni parallele: i problemi di successione della dinastia degli Este alla morte di Niccolò iii nel 1441 e le vicende della famiglia Boiardo con Feltrino, nonno del poeta Matteo Maria, titolare di un feudo piccolo ma «strategicamente importante in quanto baluardo dello Stato estense nei confronti della turbolenta zona appenninica». Un signore e un feudatario fedele, la stessa situazione che si riproporrà vent’anni dopo con diversi protagonisti, Ercole d’Este e Matteo Maria Boiardo. Nel 1463 la nomina di Ercole a luogotenente generale di Modena, la città più importante dello Stato estense dopo Ferrara, lo indicava come favorito nella successione al fratello Borso che non aveva figli. La partita era comunque difficile e per Ercole era necessario l’appoggio non solo degli alleati esterni, ma anche delle grandi famiglie feudali. Dal canto suo Matteo Maria Boiardo, costretto a condividere con il cugino Giovanni la signoria del feudo che il nonno Feltrino aveva voluto indiviso, doveva garantirsi il favore degli Este. Decise allora di scommettere su Ercole futuro signore, correndo tutti i rischi che una tale esposizione comportava. Per il giovane Boiardo, cresciuto in un ambiente familiare di grande cultura, tra la ricca biblioteca del nonno Feltrino e il raffinato verseggiare dello zio Tito Vespasiano Strozzi, questa scelta di campo coincise con l’esordio letterario in un elegante latino umanistico: i Carmina in Herculem e una raccolta di dieci egloghe, Pastoralia. Con intensità e sapienza di analisi, ma anche con mano felice e voce ben temperata, Santagata accompagna il lettore alla scoperta delle egloghe pastorali (proposte in appendice nella bella traduzione di Gabriella Albanese), dove la finalità politico-encomiastica per Boiardo non è mai disgiunta dal progetto di inserirsi nella ricca tradizione poetica ferrarese, non solo come erede ma come innovatore. Santagata ricostruisce la toponomastica tutta modenese di queste egloghe, individua i personaggi che si celano sotto la finzione dei nomi pastorali e soprattutto scopre il nuovo che questi versi intarsiati di antico propongono, a partire dalla scelta del modello: non Teocrito, l’inventor della poesia pastorale, ma Virgilio delle Bucoliche che permetteva a Boiardo di dare sostanza politica alla sua poesia, facendo irrompere nelle magie dell’idillio la concretezza del tempo, della realtà, della storia. 

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21 settembre 2019

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