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Poco è meglio di niente

· A una settimana dall’apertura del concilio ortodosso si sono moltiplicate le difficoltà ·

A una settimana dalla sua apertura, la celebrazione del concilio panortodosso appare sempre più incerta. Per voce dei loro santi sinodi o delle assemblee episcopali, diverse Chiese autocefale chiedono di rimandare la data per poter emendare i testi preparatori. Per questa ragione, o per altri motivi, alcune Chiese hanno già annunciato la loro assenza, che impedirà la celebrazione del concilio poiché le sue decisioni richiedono il consenso unanime delle Chiese convocate.

La sinassi dei primati delle Chiese ortodosse autocefale svoltasi dal 21 al 28 gennaio 2016  a Chambésy al termine della quale è stata ufficializzata la convocazione  del Santo e grande concilio

Dopo l’annuncio del concilio nel gennaio scorso, le critiche avevano preso di mira soprattutto tre documenti preconciliari: Il sacramento del matrimonio e i suoi impedimenti, La missione della Chiesa ortodossa nel mondo contemporaneo e soprattutto Le relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano. Quest’ultimo si è scontrato con le obiezioni più serie. Il sinodo della Chiesa di Georgia ha perfino ritenuto che contenesse «errori ecclesiologici e terminologici» e che richiedesse «una revisione importante», in mancanza della quale non l’avrebbe ratificato. Diverse Chiese, sotto la pressione soprattutto degli ambienti monastici, hanno ricusato l’uso della parola “Chiesa” riferita ai cristiani non ortodossi.

Negli ultimi giorni, è stata messa a rischio la celebrazione stessa del concilio, avendo diverse Chiese deciso di sospendere la loro partecipazione. Il 1° giugno il sinodo della Chiesa bulgara ha richiesto il rinvio del concilio per diversi motivi: l’assenza nell’ordine del giorno di temi importanti, alcuni disaccordi relativi a certi testi, l’impossibilità di redigere testi nel corso dei lavori conciliari, la sistemazione dei primati nella sala conciliare, come anche quella degli osservatori e degli ospiti del concilio, e infine i costi elevati che ne derivano per le Chiese locali.

Il 6 giugno, il sinodo del patriarcato di Antiochia ha preso una decisione identica. L’ha motivata con la recentissima decisione del patriarcato di Costantinopoli di non sollecitare la soluzione del conflitto che, da tre anni, contrappone Antiochia al patriarcato di Gerusalemme riguardo la questione della giurisdizione in Qatar. Le due Chiese hanno rotto la loro comunione eucaristica: da allora, tenere un concilio comune è apparso impossibile al sinodo antiocheno, il quale aggiunge che non si è tenuto conto delle sue riserve sul regolamento del concilio, non sottoscritto dal patriarca in occasione della sinassi del gennaio 2016; che il documento sul matrimonio è rimasto nell’ordine del giorno senza essere stato ratificato dalla Chiesa di Antiochia; che la questione della diaspora esige una valutazione preliminare del lavoro delle assemblee episcopali ortodosse; che la questione del calendario deve essere affrontata; che resta da fare una valutazione dei dialoghi in corso con gli altri cristiani; e infine deplora «la mancanza di partecipazione effettiva delle Chiese ortodosse al lavoro preliminare e preparatorio».

Lo stesso giorno, il patriarca di Serbia, Ireneo, informava il patriarca ecumenico della «difficoltà» della Chiesa ortodossa serba a partecipare al concilio. La sua lettera faceva seguito al messaggio dell’assemblea episcopale della Chiesa serba, indirizzata il 25 maggio a tutti i capi delle Chiese autocefale: criticava l’introduzione, nel regolamento del sinodo, di una «pratica finora sconosciuta ai concili della Chiesa ortodossa», ovvero la ineguaglianza dei vescovi (nei voti). «Non riconosciamo in ciò la tradizione secolare viva e conciliare di convocazione, presidenza, celebrazione e guida del concilio», hanno dichiarato i vescovi, ritenendo che «spetta al concilio stesso stabilire il proprio regolamento in uno spirito conciliare». Il messaggio formulava diverse richieste: la concessione del diritto di voto a tutti i vescovi membri del concilio, l’introduzione del tema dell’autocefalia, il riconoscimento dei concili dell’879-880 e del 1351 come ecumenici.

Nella sua lettera al patriarca Bartolomeo, Ireneo si dispiace per «la mancanza di volontà, presso la nostra Chiesa Madre di Costantinopoli, di includere anche una sola proposta della nostra Chiesa». Deplora inoltre che il conflitto di giurisdizione che contrappone la sua Chiesa al patriarcato di Romania in Serbia orientale non possa essere discusso durante il concilio, persino adesso che si può temere una rottura della comunione tra i due patriarcati. Propone dunque che il concilio venga aggiornato e che la riunione di Creta sia considerata come una «consultazione preconciliare interortodossa» o come «la fase iniziale di tutto il processo conciliare».

Tirando le somme di queste numerose difficoltà, il 3 giugno, una sessione straordinaria del sinodo della Chiesa ortodossa russa ha proposto di convocare entro il 10 giugno una conferenza preconciliare urgente. Il 6 il sinodo del patriarcato ecumenico, riunito anch’esso in un’assemblea straordinaria, ha dichiarato di aver preso atto «con stupore e perplessità delle posizioni e delle opinioni espresse ultimamente da alcune delle Chiese ortodosse sorelle». Tuttavia, constatando che «non esiste alcun quadro istituzionale per la revisione della procedura conciliare già avviata», si aspettava che le proposte di emendamento venissero presentate conformemente al regolamento e invitava «a mostrarsi all’altezza delle circostanze e a partecipare, nelle date previste, ai lavori del Santo e grande concilio».

A oggi, oltre al patriarcato ecumenico, hanno confermato la loro presenza solo i patriarcati di Alessandria, di Gerusalemme e di Romania, come anche le Chiese autocefale di Cipro e di Albania. Anche il patriarcato di Georgia, infatti, tenuto conto delle sue numerose riserve sui documenti, ha deciso il 10 giugno di non partecipare al concilio. È probabile che la Chiesa ortodossa russa, che ha più volte sottolineato la necessità di una decisione unanime delle Chiese, proporrà un rinvio; prenderà la sua decisione lunedì 13 giugno nel corso di una riunione straordinaria del proprio sinodo. Per quanto riguarda le Chiese autocefale di Grecia, di Polonia e dei Territori cechi e di Slovacchia, ancora non hanno confermato la loro partecipazione. Malgrado tutto, la riunione a Creta potrebbe svolgersi anche solo con lo statuto di sessione preparatoria al concilio, come suggerito dalla Chiesa di Serbia.

Queste difficoltà al momento suscitano tre brevi osservazioni. Si noti il carattere molto tardivo della loro espressione pubblica. Bisogna osservare anche che il patriarcato di Mosca non è stato il motore della loro espressione, come alcuni potrebbero aver pensato. Il segnale è stato dato dalla Chiesa di Bulgaria, seguita dai patriarcati di Antiochia e di Serbia, che non erano conosciuti per la loro ostilità di principio al concilio. Infine va sottolineato che, al di là dei testi, per la prima volta sono oggetto delle riserve la composizione e il funzionamento stesso. Alcune Chiese, come quella di Antiochia e in minor misura quella di Serbia, speravano che prima o durante la sua celebrazione il concilio potesse essere l’occasione per dirimere i loro disaccordi con altre Chiese, nello spirito stesso della sinodalità. Ora non se ne farà niente.

Dinanzi a questo apparente impasse, non si può che sottoscrivere i termini della dichiarazione (del 6 giugno) del santo sinodo della Chiesa ortodossa in America che esorta a celebrare il concilio, al quale non è invitata, proprio a causa delle tante difficoltà: «Le sfide del nostro tempo esigono più riflessione e dibattiti teologici, non meno». Allo stesso modo, la dichiarazione (dell’8 giugno) del sinodo della Chiesa di Albania sottolinea con buonsenso: «È manifesto che i problemi esistenti sono numerosi. Proprio per questa ragione si impone la celebrazione del Santo e grande concilio. È impossibile risolvere tutti i problemi, ma che se ne risolvano almeno alcuni. Poco è meglio di niente».

Lo Spirito della Pentecoste ribalterà queste difficoltà? Le parole del patriarca Bartolomeo nella sua enciclica dello scorso 20 marzo sono più che mai attuali: «I grandi avvenimenti storici sono guidati dalla mano di Dio […] Il Santo e grande concilio della Chiesa ortodossa rappresenta davvero un evento storico ed è solo in Dio che riponiamo la sua riuscita».

di Hyacinthe Destivelle

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17 settembre 2019

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