Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Poco
coraggio

· ​«Il figlio di Saul» dell’esordiente ungherese László Nemes ·

Géza Röhrig (Saul Auslander) in una scena della pellicola

Arriva nelle sale italiane Il figlio di Saul (Saul fia), scritto e diretto dall’esordiente regista ungherese László Nemes. Vincitore di premi in tutto il mondo, fra cui il gran premio speciale della giuria all’ultimo festival di Cannes e il Golden globe come miglior film straniero. Oltre che candidato ai prossimi premi Oscar sempre come miglior film straniero. Lo scrive Emilio Ranzato aggiungendo che Saul Auslander (Géza Röhrig), prigioniero di un lager, fa parte del Sonderkommando, gruppo di prigionieri costretti ad assistere i nazisti nello sterminio. Un giorno gli sembra di riconoscere suo figlio in un ragazzo ucciso davanti a lui dopo essere sopravvissuto alle camere a gas. Saul cerca dunque di evitare al ragazzo la cremazione per dargli degna sepoltura. A questo scopo si fa aiutare da altri prigionieri e si mette alla ricerca di un rabbino.

A proposito del film di Nemes molti hanno parlato di capolavoro. E i tanti premi della critica, oltre a quelli sopra citati, vanno in questa direzione. Le scelte di regia, tanto originali quanto estreme, lasciano però piuttosto perplessi. Per quasi tutto il film la cinepresa si concentra infatti sul volto o sulla nuca del protagonista. Il resto, ovvero l’orrore del campo di concentramento, rimane su uno sfondo sfocato e ai margini dell’inquadratura. Quest’ultima per di più ristretta da un obiettivo molto simile, nelle dimensioni, a quello che si usava nel vecchio cinema in bianco e nero.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 maggio 2018

NOTIZIE CORRELATE