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Poca acqua dolce
e plastica fino negli abissi

· ​I risultati delle recenti ricerche sull’ambiente disegnano scenari inquietanti ·

Di tutta l’acqua che ricopre la superficie terrestre, soltanto l’uno per cento è dolce. Il che è fonte di conflitti e insicurezza in molte parti del pianeta. È questo il dato principale emerso dalla Conferenza internazionale sull’acqua organizzata dall’Unesco che si è chiusa ieri a Parigi. Il meeting ha voluto riunire attorno ad un tavolo tutti i paesi del mondo per discutere un approccio comune alla gestione delle risorse idriche. La nascita di soluzioni innovative e comuni, infatti, contribuirebbe a trovare approcci sostenibili per promuovere uno sviluppo durevole, la riduzione della povertà e il perseguimento della pace.

Proprio durante la due giorni parigina, è arrivata la notizia dei risultati dell’ultima esplorazione compiuta nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo di tutti gli oceani. Risultati sotto un certo aspetto desolanti: l’esploratore Victor Vescovo ha trovato involucri di caramelle e una busta di plastica. «È stato molto deludente vedere un’evidente contaminazione umana del punto più profondo dell'oceano» ha riferito alla Bbc, dopo aver raggiunto la profondità di 35,853 piedi (quasi 11 chilometri). L’esploratore americano, terzo uomo ad avventurarsi a simili distanze, è infatti arrivato con il suo sottomarino nel punto più basso mai raggiunto da un essere umano. Lì, nel cosiddetto Challenger Deep, l’ufficiale di marina in pensione si era tuffato per portare avanti una serie di esplorazioni che, nonostante la spiacevole scoperta, hanno appurato l’esistenza di quattro nuove specie di crostacei simili a gamberetti (detti anfipodi). «Sei decenni fa, Jacques Piccard ed io siamo stati i primi a visitare il posto più profondo negli oceani del mondo. Ora, nell’inverno della mia vita, è stato un grande onore essere invitato in questa spedizione, nel luogo della mia giovinezza», sono le parole emozionate di Victor Vescovo che è rimasto a 11 chilometri sotto il livello del mare per quattro ore totali. Il prossimo passo della missione sarà quello di effettuare delle verifiche su quanto raccolto per controllare la presenza o meno di microplastiche al loro interno. Materiali che sono già rilevati in altri animali delle profondità marine, come le balene.

Ma i rifiuti plastici non sono le uniche minacce per l’equilibrio del globo terrestre. «Questa è la prima volta nella storia umana che l’atmosfera del nostro pianeta ha registrato più di 415 parti per milione (ppm) di Co2» ha detto il meteorologo Eric Holthaus a fronte di quanto emerso da alcuni rilievi effettuati dal Mauna Loa Observatory delle Hawaii. Si tratta del picco più alto «non solo nella storia documentata, non solo dall’invenzione dell’agricoltura 10 mila anni fa. È da prima che i moderni esseri umani esistessero. Non conosciamo un pianeta così» ha continuato Holtaus. E mentre gli esperti della Scripps Institution of Oceanography confermano trattarsi del valore più alto degli ultimi 800 mila anni, attestano una crescita superiore di 100 ppm all’inizio del novecento, quando il livello era a 300. «Stiamo continuando a bruciare combustibili fossili» ha detto di recente Ralph Keeling, uno dei principali esperti in tema di atmosfera terrestre «e questo aumenta la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera». Anidride che, a causa della massiccia deforestazione, viene oggi assorbita in quantità ridotte impedendo al calore solare di disperdersi nell’atmosfera. Questo provoca una sorta di reazione a catena in cui l’aumento delle temperature porta da un lato alla desertificazione, dall'altro all’instabilità dei fenomeni meteorologici. È così che il ciclo vizioso creato da acqua, caldo ed evaporazione provoca sempre più soventi forti piogge e cicloni.

A guardia della salute del nostro pianeta l’Agenzia spaziale europea (Esa) manderà i satelliti di sue tre nuove missioni, come implementazione del programma Copernicus. L’agenzia lo ha annunciato alla cerimonia d'apertura del “Living Planet symposium”, la più grande conferenza sull’osservazione della terra organizzata con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Il meeting, che chiama da tutto il mondo oltre 4 mila esponenti della ricerca, dell’industria e delle istituzioni, è iniziato questo martedì e sarà ospitato al Milano Convention Center fino al 17 maggio. Obiettivo delle prossime missioni Esa, già programmate nell’arco di tre anni a partire dal 2020, sarà quello di fornire sempre più dati riguardanti lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento dei livelli dei mari e la riduzione delle foreste.

di Elena Pelloni

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16 luglio 2019

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