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Più vicini alla gente

· Da dieci anni Cirillo patriarca di Mosca ·

Trecentonove diocesi, centocinquanta in più rispetto a dieci anni fa, 382 vescovi, contro i duecento del 2009, 40.514 chierici (erano 30.670) con un aumento sia dei sacerdoti sia dei diaconi, 38.649 fra chiese e altri luoghi di preghiera assimilabili a parrocchie (quasi diecimila in più), 972 nuovi monasteri nei quali risiedono 5833 preti e 9687 suore, un generale incremento di strutture e religiosi che riguarda anche l’estero con una sempre maggiore presenza di istituzioni ecclesiastiche in paesi stranieri: sono solo alcuni numeri della crescita della Chiesa ortodossa russa sotto la guida di Cirillo, al secolo Vladimir Michajlovič Gundjaev, che il 1º febbraio festeggia il decimo anniversario dell’intronizzazione a patriarca di Mosca. Il cambiamento più evidente è stata la creazione di nuove diocesi e metropolie. Il Consiglio episcopale tenutosi all’inizio del 2011 fissò una ricca agenda per lo sviluppo ecclesiale in tutti i campi, da quello della missione (specialmente fra i giovani) a quello della catechesi e dell’educazione religiosa, dai servizi sociali alla filantropia ecclesiastica, dalle attività di informazione ai rapporti con le autorità statali. E nell’ottobre dello stesso anno il «Regolamento sulle metropolie», approvato dal sinodo, diede concretamente il via a una ristrutturazione che aveva, e ha, come obiettivo soprattutto l’avvicinamento tra Chiesa e popolazione in zone remote, a volte irraggiungibili, nell’immenso territorio russo, accorpando diocesi, formandone delle nuove oppure creando al loro interno dipartimenti (o vicariati come nel caso del distretto di Mosca) destinati a diventare centri di vita culturale, educativa e sociale. «L’obiettivo di queste trasformazioni è sviluppare e rafforzare il lavoro pastorale in modo che la predicazione del Vangelo di Cristo raggiunga sempre più persone», disse Cirillo annunciando il piano per la costruzione di duecento nuove chiese nell’area della capitale.

Particolari cambiamenti hanno riguardato l’apertura dei monasteri. I candidati al ruolo di igumeno e di badessa sono ora sottoposti a stage preliminari per familiarizzarli alla vita spirituale, liturgica e amministrativa dei luoghi che andranno a dirigere; tale procedura ha permesso di instaurare legami personali sia fra i rappresentanti dei monasteri stavropegici e diocesani sia tra gli stessi neonominati igumeni e badesse coinvolti in cicli di incontri su questioni di attualità della vita monastica. Riforma normativa e gestionale anche per il “sistema di educazione spirituale”, con l’obiettivo di aumentare il livello qualitativo degli insegnanti e degli allievi; oggi sono aperti cinquanta seminari e cinque accademie ai quali sono iscritti circa 14.000 studenti. E grazie alla collaborazione fra Stato e Chiesa, la teologia è dal 2017 un ramo scientifico indipendente degli atenei pubblici. Altro ambito della missione riguarda le parrocchie e l’educazione teologica di base, con un piano specifico dedicato a bambini e adolescenti. Al momento ci sono 11.000 scuole domenicali ortodosse, con oltre 175.000 alunni iscritti. Sotto Cirillo, la rigida regolamentazione e disciplina accademica di origine sovietica è stata resa più elastica, eliminando le eccessive richieste legate al contenuto delle attività e ai risultati dell’apprendimento. In ambito scolastico sono stati introdotti nei programmi di istruzione secondaria i «fondamenti di culture religiose ed etica laica» e, in quarta elementare, le «basi della cultura ortodossa».

Sempre del 2011 è il documento «Principi dell’organizzazione del lavoro sociale nella Chiesa ortodossa russa». Fra i 6500 progetti in corso molti concernono gli orfani, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i senzatetto, le donne incinte alle prese con gravi problemi familiari ed economici e con la tentazione dell’aborto. La protezione della maternità è una delle priorità del patriarca Cirillo: sotto il suo impulso si è passati da un solo centro di assistenza per future madri in difficoltà (nella città di Ivanovo) a cinquantotto rifugi, centocinquanta se si considerano altri paesi con forte presenza ortodossa russa. «La Chiesa è per la vita e contro l’aborto. Un vero cristiano non può avere altro atteggiamento», ha ribadito giorni fa davanti agli studenti universitari di medicina e farmacia. Sono invece novanta i rifugi per i senzatetto, ai quali si aggiungono dieci autobus della misericordia (stazioni di soccorso mobili), 450 mense assistenziali e 160 centri umanitari ecclesiali che forniscono abbigliamento e cibo a chi ne ha bisogno.

All’estero da segnalare l’aiuto fornito in Siria e in Iraq al patriarcato ortodosso di Antiochia a causa dei sanguinosi conflitti che hanno devastato quelle nazioni. Cirillo, come tanti altri rappresentanti delle varie fedi, è intervenuto più volte per chiedere la fine delle sofferenze di quelle popolazioni, argomento quest’ultimo che ha accomunato e rafforzato i rapporti con la Chiesa cattolica. «Per noi — si legge in un lungo articolo diffuso giorni fa sul sito in rete del patriarcato di Mosca — la base naturale delle relazioni a lungo termine e del dialogo con i cristiani non ortodossi è sempre stata e rimane la consapevolezza di appartenere alla comune civiltà cristiana con un fondamento unico di norme morali derivanti dai comandamenti di Cristo». In particolare, «negli ultimi dieci anni i rapporti con la Chiesa cattolica hanno continuato a svilupparsi sulla base della cooperazione in settori quali la protezione dei valori cristiani tradizionali, la difesa dei diritti dei cristiani e la costruzione della pace». Si ricordano a esempio la condivisione, il 17 agosto 2012 a Varsavia, da parte del patriarca Cirillo e dell’allora presidente della Conferenza episcopale polacca, arcivescovo Józef Michalik, di un messaggio comune di riconciliazione e perdono reciproco fra i popoli russo e polacco (divisi da plurisecolari conflitti), e naturalmente l’incontro con Papa Francesco il 12 febbraio 2016 all’aeroporto dell’Avana, con la firma di una dichiarazione congiunta sui problemi più urgenti del nostro tempo. Tra i frutti di quell’incontro il patriarcato di Mosca segnala il temporaneo trasferimento delle reliquie di san Nicola da Bari a Mosca e San Pietroburgo nel maggio-luglio 2017 (resero omaggio ai resti sacri più di due milioni di persone) e l’intensificazione degli scambi accademici, educativi e culturali con il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, attraverso la collaborazione con la Scuola di dottorato e alti studi teologici dei santi Cirillo e Metodio o i seminari estivi finalizzati alla conoscenza delle rispettive tradizioni spirituali.

Spine, invece, per quanto riguarda le relazioni interortodosse. Dopo la mancata partecipazione del patriarcato di Mosca al grande concilio di Creta nel giugno 2016 a causa delle divergenze sulle procedure fissate per i lavori, il 2018 si è concluso con le forti tensioni con Costantinopoli per la questione ucraina.

La nomina, da parte del patriarca Bartolomeo, di due suoi esarchi a Kiev, seguita dalla rimozione delle scomuniche a leader considerati scismatici da Mosca (come il metropolita Filarete) e dalla concessione dell’autocefalia alla nuova Chiesa ortodossa ucraina (con l’elezione di Epifanio a primate) hanno spinto gli ortodossi russi — che considerano canonica solo la Chiesa guidata dal metropolita Onofrio, in virtù di un atto datato 1686 — a rompere la comunione eucaristica con il patriarcato ecumenico.

Venerdì 1° febbraio primati e alti rappresentanti delle Chiese ortodosse locali di tutto il mondo si riuniranno a Mosca per celebrare il decimo anniversario dell’intronizzazione di Cirillo. Ci saranno fra gli altri il patriarca Giovanni X di Antiochia, il patriarca Ireneo di Serbia, il metropolita Rostislav delle Terre Ceche e di Slovacchia, il metropolita Tikhon della Chiesa ortodossa di America. Come annunciato dall’arciprete Nikolaj Balashov, vicecapo del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca, «le celebrazioni saranno un’occasione per discutere argomenti che sorgono non solo in Ucraina, ma anche nella famiglia ortodossa globale», sottolineando la preoccupazione manifestata nelle ultime settimane da molti sinodi e vescovi per l’attuale situazione nella vita della Chiesa.

di Giovanni Zavatta

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