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· ​L’appello dell’episcopato honduregno e panamense ·

Tegucigalpa, 28. La Conferenza episcopale dell'Honduras ha chiesto ai politici di rendersi più vicini alla realtà del popolo honduregno e di offrire proposte concrete per frenare la disuguaglianza, l’esclusione e la corruzione nel paese. L’appello è uno dei punti messi in evidenza nella dichiarazione firmata, nei giorni scorsi dopo la riunione ordinaria dell’episcopato, svoltasi a Tegucigalpa.

Secondo i presuli, i futuri candidati alle cariche elettive «dovrebbero avvicinarsi alla realtà del nostro popolo per analizzare, proporre e offrire alternative per superare la disuguaglianza e l’esclusione, e liberarci della corruzione». I vescovi ricordano che il 2017 sarà un anno caratterizzato da grandi appuntamenti politici: il 12 marzo ci saranno le elezioni primarie, a novembre quelle generali e per questo augurano a tutti un «felice anno politico». Per i presuli, però, sarà davvero un «buon anno», se i cittadini si assumeranno la responsabilità del bene comune, se si informeranno sulle proposte e i progetti in campo e se controlleranno ciò che verrà loro promesso dai candidati. Nel comunicato, inoltre, i vescovi esprimono preoccupazione per il dolore che vivono molti honduregni, soprattutto i bambini, «costretti ad emigrare, esposti allo sfruttamento e alla violenza nel loro percorso di crescita, mal pagati quando arrivano a destinazione, e criminalizzati dall’arroganza di coloro che approfittano del loro sudore». Anche nella vicina Panama i vescovi hanno espresso preoccupazione per le migliaia di persone che cercano di varcare il confine verso gli Stati Uniti. Quest’anno sono stati ventisettemila i pananamensi che hanno lasciato il proprio paese. Al riguardo, l’arcivescovo di Panamá, monsignor José Domingo Ulloa Mendieta, durante una celebrazione eucaristica, ha ricordato quanti sono costretti ad abbandonare le proprie famiglie alla ricerca disperata di un lavoro. Per questo, il presule ha esortato tutti i panamensi, cattolici e non, a essere più solidali con chi ha più bisogno, ricordando che «molti connazionali sono anche stati costretti ad emigrare per fattori diversi. Bisogna accogliere, sostenere e aiutare — ha concluso il presule — coloro che hanno dovuto lasciare i propri affetti e adesso si trovano ad affrontare situazioni difficili».

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