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Più Stato e un’altra cultura
contro il narcotraffico

· Documento della Conferenza episcopale argentina su un «dramma nazionale» ·

Lo spirito del capitalismo più selvaggio, l’idolatria del denaro, l’essere identificato col possedere, la globalizzazione dell’indifferenza che «genera una cultura individualista centrata sul consumo»: è questo l’ambiente favorevole all’espansione delle reti del narcotraffico, in Argentina una piaga, un vero e proprio «dramma nazionale». 

Ad affermarlo è la Conferenza episcopale nel documento No al narcotráfico, sí a la vida plena, presentato ieri dall’arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz, José María Arancedo, presidente dell’episcopato, dal vescovo di Gualeguaychú, Jorge Eduardo Lozano, presidente della Commissione episcopale per la pastorale sociale, e dal vescovo di Merlo-Moreno, Fernando Carlos Maletti, responsabile della Commissione nazionale per la tossicodipendenza. Una ferma presa di posizione con la quale i presuli aderiscono alle parole di Papa Francesco pronunciate a Rio de Janeiro il 24 luglio 2013: «La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società». Perché, aggiungono i vescovi argentini, «quando parliamo di narcotraffico ci riferiamo a un affare di dimensioni mondiali, che estende le sue reti negli Stati, nelle imprese e in molteplici settori della società. La globalizzazione ha favorito l’azione di gruppi sovranazionali ben al di là degli interessi dei Paesi».

Nel documento — approvato dall’assemblea plenaria svoltasi dall’8 al 13 novembre — i vescovi si assumono in prima persona la responsabilità e l’impegno di lottare contro il narcotraffico. Incoraggiati dalle parole del Pontefice e vista la crescente e allarmante diffusione del fenomeno, chiedono a tutta la società una conversione urgente. Il narcotraffico, ha spiegato monsignor Arancedo, «è un problema di Stato, non di Governo», deve coinvolgere tutti gli amministratori e non può essere limitato alla polemica politica: «Tutti devono avere coscienza che questo è un tema che va al di là». Lo Stato quindi, si legge nel messaggio, «deve opporre una forza organizzata per neutralizzare gli enormi danni provocati da questo flagello».

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17 ottobre 2019

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