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Più spazio alle donne anche in ospedale

· La festa dell'8 marzo coincide con la ricorrenza liturgica del fondatore dei Fatebenefratelli ·

Nelle strutture ospedaliere occorre valorizzare sempre più il lavoro femminile «liberando» un potenziale a tutt'oggi solo parzialmente esplorato di creatività, di speranze, di passione per il proprio lavoro. È uno degli obiettivi che si vanno prefiggendo i Fatebenefratelli e sul quale torna il loro priore generale, fra Donatus Forkan, in occasione del prossimo 8 marzo, ricorrenza doppiamente significativa perché giornata mondiale della donna e festività liturgica di san Giovanni di Dio, fondatore dell'ordine ospedaliero.

Se è vero che «il carisma non costituisce un privilegio fatto da Dio a un fondatore — osserva ancora il priore generale dei Fatebenefratelli — ma si tratta piuttosto di un dono fatto da Dio alla Chiesa per il bene comune, attraverso la specifica vocazione di un fondatore e da questi trasmesso alla famiglia religiosa da lui fondata», si comprende perché sui collaboratori gravino sempre maggiori responsabilità, non solo sugli aspetti concreti dell'ospitalità e sui servizi connessi, ma anche in tema di testimonianza e di progettazione. E le donne, con i loro talenti, con la loro capacità di dedizione e impegno, non possono che essere in prima linea anche su tale fronte. Molto si dovrà ancora fare in termini di sensibilizzazione e di formazione. Ma non solo. Vanno incrementati gli interventi a sostegno della maternità e della cura dei figli, immaginati percorsi di carriera che tengano effettivo conto delle diversità.

La struttura di accoglienza e ospitalità fondata da san Giovanni di Dio nel 1539 era essenzialmente una famiglia. Nelle sue lettere, infatti, quando si riferisce alla sua opera, la chiama «casa di Dio» (quattro volte), oppure semplicemente «casa» (sedici volte), mentre solo per due volte la chiama «ospedale». Secondo la biografia di Francisco de Castro, Giovanni «si occupava tutto il giorno in diverse opere di carità, e la sera, quando tornava a casa, per quanto stanco fosse, non si ritirava mai senza aver prima visitato tutti gli infermi, uno per uno, e chiesto loro com'era andata la giornata, come stavano e di che cosa avevano bisogno, e con parole assai amorevoli li confortava spiritualmente e corporalmente». I lavori domestici lo assorbivano molto, così come l'attenzione vigile, l'ascolto, il sostegno spirituale e fisico degli ospiti e dei malati, il riportare la pace nelle dispute tra le persone e il guidare la preghiera d'ogni giorno, anche se, per provvedere alle necessità della casa e dei suoi centodieci ospiti, Giovanni doveva trascorrere la maggior parte del tempo chiedendo l'elemosina.

Secondo fra Donatus Forkan, autore del recente documento Il nuovo volto dell'Ordine , nella casa di Giovanni di Dio «regnavano l'armonia, la pace e l'ospitalità, indipendentemente dal fatto che egli fosse presente o meno». In essa operavano confratelli e collaboratori, uniti allora come oggi nella missione e nel carisma.

La risposta odierna della famiglia ospedaliera ai nuovi bisogni della società è in costante aumento nei diversi Paesi e continenti, e s'esprime nelle centinaia e centinaia di case e di opere in cui sono impegnati i Fatebenefratelli. Di conseguenza, è in continuo aumento il numero dei collaboratori per accompagnare la trasmissione dei valori e lo sviluppo dei servizi. C'è grande spazio di pensiero e d'azione, dato che sono tante e molteplici le necessità, per migliorare le risposte ai bisogni e per esprimere l'ospitalità con la creatività, con l'immaginazione, con la piena assunzione di responsabilità verso i fratelli e le sorelle che soffrono. Già, le sorelle. Fin dalla prima casa, esse sono state impegnate in prima persona all'interno e all'esterno, sia nelle faccende domestiche e nelle cure quotidiane dell'assistenza agli ospiti, sia nel procurare mezzi di sussistenza, credito, sostegno da parte dei privati e dei poteri pubblici. Sono esemplari, in proposito, le lettere scritte a quel tempo da Giovanni di Dio alla duchessa di Sessa. Ci si chiede quale sia il ruolo e la consistenza del genere femminile nelle attuali opere dell'ordine. Si può rispondere, su un piano qualitativo, che le donne forniscono un loro contributo del tutto particolare, in termini non solo di professionalità ma anche di umanità, sensibilità e attenzione. Che la loro opera confluisce, arricchendone significativamente la portata, nel grande fiume dell'ospitalità. Da varie indagini condotte nell'ambito della sanità appare con evidenza che il personale femminile, comparato con quello maschile, si caratterizza per una più elevata affidabilità, per una migliore identificazione con gli obiettivi e le finalità della struttura in cui è inserito, per un più elevato livello d'impegno e di spirito di squadra, per una maggiore attenzione all'effettiva qualità dei servizi prestati più che agli adempimenti dovuti. Ma anche in termini numerici il suo apporto è determinante. In alcune regioni italiane, per esempio, le donne che lavorano nell'ospitalità dei Fatebenefratelli rappresentano complessivamente quasi il 60% del personale.

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