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Più sicurezza per i cristiani

· Comunicato finale del Comitato congiunto Ccee-Kek ·

«L’importanza della libertà religiosa rappresenta un diritto e un valore che ogni società democratica dovrebbe essere pronta a difendere e a promuovere. La persecuzione dei cristiani, la cui urgenza appare evidente davanti ai recenti avvenimenti (in particolare nel Medio Oriente e in Iraq) non può essere dimenticata o seppellita da politiche astratte e inconcludenti».

Questo in sintesi quanto scritto nel documento finale del Comitato congiunto del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e del Kek (Conferenza delle Chiese d’Europa), a margine dell’incontro svoltosi a Belgrado sul tema del contributo dei cristiani all’identità nazionale e all’integrazione europea.

Proprio ieri, il Consiglio dell’Ue ha espresso «profonda preoccupazione per il crescente numero di manifestazioni di intolleranza basate sulla religione, come dimostrano la violenza e gli atti di terrorismo perpetrati di recente in vari Paesi contro i cristiani e i loro luoghi di culto, i pellegrini musulmani e di altre comunità religiose».

Un intervento sollecitato anche in occasione della riunione di Belgrado. I Paesi occidentali che hanno speciali rapporti con aree in cui è attestata la persecuzione — hanno scritto i responsabili delle comunità cristiane in Europa — dovrebbero dimostrare il loro impegno concreto nel difendere coloro che sono perseguitati a motivo della loro fede.

Nel corso dell’incontro di Belgrado, è stata riaffermata la convinzione che ogni essere umano «è dotato di una dignità negoziabile. Tale dignità gli deriva dall'essere stato creato a immagine di Dio». Pertanto, «la persona umana non è limitata alla dimensione individuale, ma partecipa anche intrinsecamente della dimensione sociale. Per questo motivo — hanno sottolineato i rappresentanti cristiani — la libertà religiosa non può significare relegare la dimensione religiosa alla vita privata».

Un altro importante tema affrontato è stato l’ecumenismo. «Come cristiani — si legge nel comunicato finale — abbiamo un contributo specifico da offrire in Europa, e ci auguriamo che l'ecumenismo, in quanto luogo d’incontro fra tradizioni, comunità e singole persone, possa continuare a svilupparsi e testimoniare l'impegno dei cristiani nel mantenere sempre vivo l'amore che ci spinge a seguire Gesù, per poter diventare costruttori della vera pace, che ha le sue radici nei cuori dei popoli e delle nazioni. L’ecumenismo — hanno affermato i partecipanti — va visto come uno spazio d’incontro e di dialogo tanto a livello personale che fra le comunità che vogliono intraprendere un cammino verso un'unità più profonda».

Inoltre, si è discusso di crisi economica e del futuro dell’Europa. «Senza la solidarietà e altri valori che l'esperienza della fede permette di scoprire e conservare, l'Europa non potrà mai conseguire uno sviluppo integrale. Sarebbe corretto affermare che la crisi economica — prosegue il comunicato — ha posto i nostri Paesi di fronte alla sfida di dover scegliere tra protezionismo e solidarietà. Siamo convinti che solo quando si è sicuri della propria identità si è in grado di riconoscere il valore dell'altro e l'importanza dei legami che promuovono l’aiuto reciproco».

L’Europa dunque ha bisogno anche del contributo dei cristiani: «La fede ci aiuta ad amare la nostra identità e coloro a cui apparteniamo e, allo stesso tempo, apre i nostri cuori agli altri e ci incoraggia a intraprendere tutte le iniziative necessarie per poter andare incontro a chiunque è nel bisogno».

Infine, riguardo alla presenza dei rom nell’Europa orientale, Ccee e Kek hanno deciso di avviare un processo comune volto a promuovere iniziative concrete per una loro migliore integrazione.

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22 ottobre 2019

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