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La pressione dei migranti
si sposta sulla Spagna

· Diminuiscono i flussi nel Canale di Sicilia ·

Con un incremento negli ultimi mesi del 230 per cento degli arrivi di migranti in Spagna, si delinea quella che l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) definisce «una piccola rotta alternativa» al passaggio nel Canale di Sicilia: il Mediterraneo occidentale. In queste ore, anche l’enclave spagnola di Ceuta in Marocco è stata di nuovo presa d’assalto: 700 persone dell’Africa subsahariana hanno tentato di entrare così in territorio europeo. Intanto, i dati del ministero degli interni italiano confermano che diminuiscono gli sbarchi sulle coste italiane e che in media solo una richiesta di asilo su tre viene accolta.

Sbarchi di migranti tra i turisti a Cadice in Spagna (Ap)

La Spagna teme di diventare il nuovo paese di approdo delle migliaia di migranti che dalla costa del Nord Africa tentano di attraversare il Mediterraneo per arrivare in Europa. Dall’inizio dell’anno sono piú di 6000 gli arrivi, raddoppiati rispetto all’anno precedente. L’aumento in Spagna è stato parallelo, nei mesi di giugno e di luglio, alla diminuzione di arrivi dalla Libia in Italia, per effetto del recente accordo tra i due governi, che prevede assistenza navale alla guardia costiera libica per bloccare le partenze. Sulla stampa italiana c’è anche chi mette in relazione la diminuzione delle partenze con il nuovo codice di condotta per le operazioni delle ong in mare, messo a punto dal governo italiano con l’appoggio dell’Ue e proposto nelle settimane scorse. Il codice è stato firmato solo da alcune ong ma ha comunque fissato nuove regole per le operazioni di salvataggio in mare, a partire dalla possibilità per la polizia di salire a bordo delle imbarcazioni per controlli, dopo la denuncia di presunte collusioni di alcuni operatori con gli scafisti.

Le cifre pubblicate su www.interno.it sono aggiornate a giugno. Mese per mese, si può vedere come la percentuale dei no alle istanze sfiori sempre il 60 per cento. Lo status di rifugiato è riconosciuto all’8,8 per cento dei migranti richiedenti, la protezione umanitaria nel 24,1 per cento dei casi.

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17 luglio 2019

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