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Più impegno per i diritti
dei popoli indigeni

· L’auspicio durante la quinta congregazione generale ·

Nella regione amazzonica esistono circa 150 popoli, o porzioni di popolazioni indigene, che non hanno alcun contatto sistematico o permanente con l’ambiente sociale circostante. Questa realtà è stata portata all’attenzione dei 174 padri presenti alla quinta congregazione generale — svoltasi nella mattina di mercoledì 9 ottobre, nell’aula del Sinodo (non era presente Papa Francesco per la concomitanza con l’udienza generale) — insieme alla richiesta esplicita di assicurare strumenti giuridici e legali per garantire il loro diritto all’autodeterminazione e tutelare l’inviolabilità dei territori minacciati dall’estrattivismo predatorio. A questo scopo è stata proposta, tra l’altro, l’istituzione di un osservatorio ecclesiale internazionale dei diritti umani che dedichi particolare attenzione ai popoli “isolati” e, in generale, a quelli più vulnerabili.

La salute integrale dell’Amazzonia è stata uno dei primi temi affrontati dall’assemblea, che ha iniziato i suoi lavori — moderati del presidente delegato di turno, il cardinale Braz de Aviz — con la recita dell’ora terza, dedicata in particolare alla preghiera per l’Ecuador e accompagnata da una breve omelia dell’arcivescovo boliviano di Cochabamba, monsignor Oscar Omar Aparicio Céspedes. Il modello di sviluppo del capitalismo che distrugge la natura, gli incendi che stanno devastando la regione, la corruzione, la deforestazione e le coltivazioni illegali — è stato evidenziato — minacciano sia la salute delle persone sia quelle del territorio e di tutto il pianeta, provocando anche l’apparizione di nuove malattie legate all’inquinamento ambientale. In proposito è stato sottolineato il valore della medicina tradizionale, che può costituire un’alternativa alla medicina occidentale.

È stata poi posta in luce la lentezza con cui a volte la Chiesa individua e fa proprie le esigenze della popolazione. Capita, infatti, che essa sia distante dai popoli locali; e tale vuoto viene riempito spesso dalla proposta delle Chiese neopentecostali. Urgente e irrinunciabile resta comunque il dialogo ecumenico e interreligioso: un dialogo rispettoso e fecondo rappresenta, infatti, una dimensione fondamentale per la Chiesa in uscita nella regione panamazzonica, caratterizzata da un contesto multiculturale.

A tale proposito, il rapporto tra inculturazione e interculturazione è stato più volte richiamato dagli interventi dei padri. I quali hanno messo in guardia dall’atteggiamento di imposizione dall’alto di una singola cultura, invitando piuttosto all’accoglienza dell’altro e a una salutare decentralizzazione in un’ottica sinodale. La Chiesa, senza nascondere le difficoltà oggettive che incontra sul proprio cammino, deve essere missionaria, avere un volto indigeno e favorire una logica secondo cui la periferia si fa centro e il centro si fa periferia, in un movimento di mutua trasformazione.

In un’ottica sinodale si inserisce anche l’appello a un maggiore coinvolgimento dei laici nella vita ecclesiale, che potrebbe essere favorito dalla creazione di nuovi ministeri più rispondenti alle necessità dei popoli amazzonici: da qui la sollecitazione a una maggiore creatività da parte della Chiesa, con la proposta di una ministerialità ricca e multiforme tra le popolazioni locali. È stato osservato che già dal concilio Vaticano IIsono stati chiesti maggiori sforzi a favore di un’inculturazione della liturgia, con celebrazioni rispettose sia delle tradizioni e delle lingue dei popoli locali, sia del messaggio integrale del Vangelo. In ogni caso, serve un attento discernimento da parte dei vescovi, in modo che non venga esclusa a priori alcuna soluzione, neanche quella dell’ordinazione di uomini sposati.

È stata data voce, poi, alla richiesta di molti seminaristi, desiderosi di una formazione affettiva mirata a curare le ferite lasciate dalla rivoluzione sessuale: oggi in tanti hanno voglia di riscoprire e conoscere più a fondo il valore del celibato e della castità. E su questo la Chiesa è stata invitata a non tacere e a offrire generosamente il proprio tesoro dottrinale, che trasforma i cuori di chi è disposto ad accoglierlo.

Dall’assemblea è venuta anche una ferma presa di posizione contro la dilagante violenza sulle donne. Ed è stata lanciata l’idea di istituire un ministero laicale femminile per l’evangelizzazione. Occorre infatti promuovere una partecipazione più attiva della donna alla vita della Chiesa in un’ottica samaritana.

Più in generale, per i padri sinodali va perseguita l’unità nella diversità secondo l’immagine del poliedro più volte suggerita da Papa Francesco. Nell’aula è risuonato l’invito a passare da una pastorale della visita a una pastorale della presenza e dell’ascolto, proclamando la tenerezza divina e promuovendo la cura della casa comune non solo tra i fedeli ma anche tra chi è lontano e la pensa in maniera diversa. Su Gesù vanno radicati i valori della fraternità universale, dell’ecologia integrale e degli stili di vita ispirati al “buon vivere” come risposta all’egoismo di tante proposte che caratterizzano l’epoca moderna. Di fronte alla tragedia climatica denunciata a livello globale, il Sinodo diventa così un momento di grazia e una grande opportunità per la Chiesa, chiamata a promuovere una conversione ecologica e un’educazione integrale.

All’attenzione dei padri sinodali è stata riproposta anche la questione delle migrazioni, le cui cause fondamentali — sociopolitiche, climatiche, economiche o legate alla persecuzione etnica — esigono un approccio pastorale specifico. L’imposizione di un modello occidentale estrattivista nei Paesi amazzonici colpisce le famiglie e forza i giovani a spostarsi nelle città. A partire da questa realtà, la Chiesa ha il compito di dar vita a una pastorale urbana.

Nel dibattito si è parlato anche del valore della teologia india, con riferimento all’appello del Papa a plasmare una Chiesa dal volto indigeno, in grado di rileggere gli elementi essenziali dell’universo cattolico in chiave indigena. È stata proposta, infine, la creazione di maggiori riserve naturali per custodire sia la biodiversità sia la pluralità delle culture amazzoniche.

Al termine della sessione mattutina si è svolto il consueto briefing nella Sala stampa della Santa Sede, moderato dal vicedirettore Cristiane Murray. Insieme con il prefetto del Dicastero per la comunicazione Ruffini e il segretario della Commissione per l’informazione, il gesuita Costa, sono intervenuti lo scienziato brasiliano Carlos Afonso Nobre, premio Nobel per la pace 2007 e membro da Comissão de Ciências Ambientais do Conselho Nacional de Desenvolvimento Científico e Tecnológico (Cnpq), la brasiliana Ima Célia Guimarães Vieira, membro della Commissione nazionale per l’ambiente (Conama), e il vescovo Erwin Kräutler, dei missionari del Preziosissimo sangue, prelato emerito di Xingu.

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