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Più forti della pioggia

· Da tutto il mondo sulla spiaggia di Copacabana ·

«Voi dimostrate che la fede è più forte del freddo e della pioggia». Papa Francesco ha aperto la festa di accoglienza dei giovani, svoltasi giovedì sera sul lungomare di Copacabana, con un tributo alle centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze — ma già si parla di oltre un milione — presenti nonostante il maltempo.

Nel saluto iniziale ha subito conquistato il popolo della gmg con poche semplici parole, alcune delle quali aggiunte a braccio al testo preparato: soprattutto quando ha elogiato i padroni di casa, i tantissimi ragazzi e ragazze carioca che hanno accolto in questi giorni i coetanei giunti da ogni latitudine;  e quando ha ricordato Benedetto xvi esortando ad applaudirlo, perché — ha confidato — «ci sta guardando» in televisione; o anche quando ha chiesto un momento di raccoglimento per Sophie Morinère, la ventitreenne parigina morta durante la settimana missionaria che precede la gmg. Sono stati lunghissimi istanti di silenzio assordante, durante i quali i giovani radunati sulla nota spiaggia carioca hanno reso omaggio a una di loro, una ragazza il cui viaggio verso  il Brasile si è drammaticamente interrotto a causa di un incidente stradale nella Guyana francese. E con lei il Pontefice ha ricordato anche quanti non sono potuti venire per problemi economici o di salute, ma che erano collegati attraverso i media, e quanti hanno organizzato le gmg locali per vivere insieme con i coetanei di Rio de Janeiro questa grande festa della fede, facendo della città il cuore vivo e giovane della Chiesa.

Una festa che si concluderà in questa stessa cornice, perché  gli organizzatori sono stati costretti a spostare qui la veglia di sabato sera e la messa finale di domenica, inizialmente previste a Guaratiba. Una decisione presa proprio poche ore prima, vista l’impossibilità di rendere agibile entro sabato sera l’immensa spianata ribattezzata “Campus fidei”, dov’era stato allestito un imponente palco per le celebrazioni papali. Purtroppo le abbondanti precipitazioni di questi giorni hanno provocato allagamenti   rendendo fangosa e impraticabile la zona. Quella di Rio sarà dunque una gmg tutta sulla spiaggia, avvenimento senza precedenti destinato anche per questo a restare nelle pagine più significative della storia di queste Giornate.

Dopo aver sorvolato in elicottero il suggestivo scenario offerto da Copacabana al tramonto, il Santo Padre ha percorso in papamobile un lungo tratto tra i fedeli festanti radunati lungo il percorso. Tra due ali di folla contenuta a stento dalle transenne, si è fermato diverse volte: ha accarezzato e baciato i bambini più piccoli, ha scambiato il copricapo con un giovane e ha accostato la bocca verso un contenitore di bevande che gli è stato offerto, mimando il gesto di bere dalla cannuccia di un mate.

«Esta es la juventud del Papa», lo slogan inventato alla gmg di Madrid 2011, è stato il più scandito dal popolo multicolore di giovani che cercavano di ripararsi dalla pioggia insistente sotto le bandiere dei Paesi di provenienza. Sempre sorridente, il Papa ha raggiunto il grande palco formato da quattro piattaforme circolari — una «scultura di quattromila metri quadrati» l’ha definita l’ideatore Abel Gomes — dal quale ha presieduto la celebrazione della Parola.

Una festa coreografica di luci e di colori — su tutti il blu elettrico della grande croce illuminata al centro del podio — apertasi con la tradizionale processione delle bandiere dei Paesi del mondo rappresentati alla gmg (in quest’edizione più di 190). Alle prime parole di Papa Francesco, sono seguiti i saluti dell’arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro, monsignor Orani João Tempesta, e di cinque giovani in rappresentanza di tutti i continenti, a ciascuno dei quali il Pontefice ha regalato un paterno abbraccio, incoraggiando soprattutto la giovane brasiliana commossa fino alle lacrime.

Centocinquanta figuranti hanno poi eseguito una simbolica rappresentazione della storia di fede del Paese. Suddivisi in cinque gruppi, come le principali regioni del Brasile, ne hanno ripercorso le tappe principali: dall’arrivo dei primi missionari al seguito degli esploratori europei, al ritrovamento della Madonnina nera divenuta patrona della nazione più popolosa dell’America latina. Una copia della piccola statua è stata intronizzata sul palco e sotto il suo sguardo materno si sono susseguiti la lettura tratta dal vangelo di Luca  e il discorso del Pontefice, incentrato sullo slogan Bota fé, «Metti fede», che ha accompagnato il pellegrinaggio della croce lignea e dell’icona mariana in tutto il Brasile. Entrambi i simboli della gmg da martedì scorso, dopo la messa ufficiale di apertura, si trovano sul palco di Copacabana, dove domani sera si snoderà la tradizionale Via Crucis che precede i riti conclusivi della gmg.

Nella mattinata di giovedì, Papa Bergoglio aveva voluto inserire un altro appuntamento nella fitta agenda del suo soggiorno a Rio de Janeiro, incontrando i giovani argentini riuniti con i loro vescovi nella cattedrale di San Sebastiano. Dopo i padroni di casa, sono il gruppo più numeroso alla gmg: oltre  quarantamila secondo gli organizzatori, più della metà dei quali hanno potuto vedere da vicino il Pontefice. Gli ottomila più fortunati hanno trovato posto all’interno del grande tempio, la cui architettura circolare ricorda le piramidi maia; altri dodicimila erano fuori sotto la pioggia, ma felici ed entusiasti come gli altri. Il presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo  José María Arancedo, ha salutato il Papa a nome di tutti i presenti, in un tripudio di bandiere bianco-azzurre sventolate a ritmo di musica e nel frastuono fragoroso favorito anche dall’acustica da palasport dell’edificio. Sul podio — dove accanto al Papa era seduto il suo successore a Buenos Aires, l’arcivescovo Mario Aurelio Poli — la statuina di Nuestra Señora de Luján, patrona dell’Argentina e il crocifisso di san Francesco.

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