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​Più fondi per il g5Sahel

· ​Contro il terrorismo l’Unione africana chiede di andare oltre il modello delle missioni Onu di peacekeeping ·

L’Unione africana (Ua) sottolinea l’allarme per la situazione nella zona del Sahel, perfino più urgente rispetto alle problematiche del cosiddetto Corno d’Africa. A ribadirlo è il nuovo presidente della commissione africana, Moussa Faki Mahamat, che chiede fondi per la lotta al terrorismo. 

Forze di polizia in Mali (Afp)

Secondo l’Ua, la fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana, che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, è diventata base di diversi gruppi terroristici e crocevia dell’immigrazione illegale, ma anche dei traffici di esseri umani, di droga, di armi. In una recente intervista rilasciata alla stampa da Addis Abeba, Mahamat ha sottolineato l’importanza della nuova realtà multilaterale, la forza militare g5Sahel — di cui fanno parte Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania, Niger — che vedrà questi paesi finalmente impegnati insieme nella lotta al terrorismo. Mahamat ha sottolineato: «Siamo di fronte a gruppi armati, terroristi, trafficanti di esseri umani di ogni tipo, che sono molto ben equipaggiati, a volte anche meglio di come lo sono le forze di sicurezza dei paesi in cui agiscono ed è pertanto necessario che le Nazioni Unite e i membri del g5Sahel ne tengano conto». Il messaggio è chiaro: «Si tratta di una missione dedicata a combattere il terrorismo e bisogna adattare le vecchie missioni di pace delle Nazioni Unite». Per poter combattere efficacemente le formazioni jihadiste nella regione — dal sedicente stato islamico (Is) ad Al Qaeda, fino a Boko Haram — il g5Sahel deve avere le necessarie risorse economiche.

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19 settembre 2018

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