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Più educatrici nella fraternità lasalliana

· A colloquio con il superiore generale Alvaro Rodriguez Echeverria ·

Il 15 maggio, in tutte le scuole cattoliche lasalliane del mondo viene celebrata la festa di san Giovanni Battista de La Salle (Reims, 1651- Rouen, 1719), fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, religiosi laici consacrati all’educazione dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, specialmente poveri.  Il de La Salle è stato l’artefice di un’autentica rivoluzione pedagogica, in quanto ha contribuito in maniera determinante a organizzare sul piano didattico-educativo l’insegnamento popolare in Francia, tra la fine del 1600 e l'inizio del 1700.  A tale scopo aprì il «Seminario per i Maestri Laici», per la formazione pedagogica e religiosa del maestro cristiano. Canonizzato nel 1900 da Leone XIII, fu proclamato da Papa Pio XII, il 15 maggio 1950, «speciale patrono di tutti gli educatori cristiani». Oggi, i Lasalliani operano in 82 Paesi del mondo, con oltre mille istituti scolastici, centri educativi e università, nei quali ricevono l’educazione  oltre un milione di alunni. Oltre 80.000 educatori laici operano al fianco di 5.000 fratelli consacrati, condividendo con essi la missione lasalliana.  Abbiamo intervistato fratel Alvaro Rodriguez Echeverria, attuale superiore generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane.

Fratel Alvaro, che cosa significa, oggi, essere “fratello delle Scuole Cristiane”?

Chiamati dal Signore a seguirlo, sulla scia del de La Salle, siamo impegnati ad essere “fratelli”, cioè uomini di fraternità fra noi, ispirati dalla preghiera di Cristo: «Padre che siano uno come tu e io siamo uno», uomini di fraternità con gli educatori laici che condividono con noi la missione educativa, uomini di fraternità con i giovani e con gli adulti, specialmente i poveri, uomini di fraternità nella Chiesa. La nostra sfida, oggi, è la fraternità lasalliana, vissuta in un modo rinnovato.

Jean-Baptiste de La Salle vive nella Francia del XVII secolo: tempi di guerre, di carestia, di povertà, di bambini abbandonati a se stessi,  come è facile immaginare. Per essi, il de La Salle istituisce le scuole cristiane. Oggi le scuole lasalliane a chi rivolgono il loro servizio educativo?

Lungo questi tre secoli sono cambiate molte cose, ma l’ispirazione originaria resta identica: rispondere ai bisogni dei giovani, alle loro necessità, alla luce delle nuove povertà. Abbiamo molte opere direttamente a servizio dei più poveri, soprattutto nell’Africa e nell’America Latina. Abbiamo centri educativi per ragazzi di strada, ad esempio in Kenya, in  Costa d’Avorio e nell’ America latina. Nelle scuole per i giovani di famiglie benestanti, la nostra preoccupazione è soprattutto quella di continuare a lavorare per i poveri, educando alla formazione di una retta coscienza morale e sociale; educare alla giustizia sociale, inculcare nei giovani non soltanto un sentimento ma un’attitudine di solidarietà con gli altri è per noi fondamentale.

Vuole approfondire il problema delle nuove povertà alle quali cercano di dare una risposta le scuole lasalliane, anche alla luce della nuova evangelizzazione, che sarà il tema del prossimo Sinodo dei vescovi?

Il carisma lasalliano è finalizzato all’evangelizzazione dell’educazione. Oltre alla povertà materiale, che è sempre antica e nuova, l’azione educativa dei Lasalliani è rivolta alla povertà come solitudine e abbandono che, oggi, costituiscono una vera piaga della nostra società: alla povertà degli esclusi, che vivono ai margini delle città ricche e opulente, cioè i “falliti”, i malati di aids, i drogati. E ancora alla povertà degli immigrati extracomunitari, molti dei quali vivono in clandestinità, vittime della cultura dell’identità che rifiuta il diverso; alla povertà di chi è senza Dio, di chi intenzionalmente ha estromesso Dio dalla propria vita. Un’altra nuova povertà è la mancanza  di senso nella vita di molti giovani. Dobbiamo aiutarli a trovare il significato profondo della loro vita. Altra povertà è la condizione dei diversamente abili. Penso in questo momento a due grandi scuole lasalliane, ad Alessandria e a Il Cairo, nelle quali c’è un’attenzione particolare alla persona dei diversamente abili.

Oltre 80.000 educatori laici operano al fianco di 5.000 fratelli consacrati, per l’educazione di decine di migliaia di studenti in tutti i continenti: quali sono le dinamiche innovative nei rapporti tra religiosi e laici nella missione lasalliana?

Per noi è molto importante il tema dell’associazione, intesa come una nuova maniera di vivere il nostro carisma in modo condiviso. Nel passato tale carisma era vissuto prevalentemente dai fratelli. Oggi  fratelli e laici impegnati nella stessa missione possono condividere lo stesso carisma. Sulla scia dell’ecclesiologia di comunione, per la quale la comunione è missionaria e la missione è per la comunione. Noi fratelli viviamo oggi la nostra consacrazione in questo nuovo contesto di “Popolo di Dio”, insieme a tanti laici che partecipano al carisma lasalliano e che si sentono spinti ad associarsi alla stessa missione, pur in differenti vocazioni o stati di vita. La metà di essi sono donne. Proprio ultimamente sono stato in Thailandia per un incontro di sole donne lasalliane. Noi fratelli siamo chiamati a essere, per loro e con loro, cuore, memoria e garanzia del carisma lasalliano.

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23 agosto 2019

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