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Più diritti
e percorsi per l’integrazione

· Caritas Italiana e Migrantes sull’accoglienza ai rifugiati ·

No alla «scelta scellerata» degli hotspot voluti dall’Europa perché «non rispettano i diritti dei migranti e le procedure» per la richiesta d’asilo o altre forme di protezione umanitaria. È netta la posizione di Caritas Italiana, che dal 12 al 15 maggio ha partecipato con i rappresentanti delle Caritas diocesane al festival «Sabir» sulle culture mediterranee organizzato a Pozzallo (Ragusa) da numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’accoglienza.

Nelle stesse ore in cui in Sicilia e Calabria sono sbarcati circa mille migranti provenienti dall’Egitto, i delegati di Caritas Italiana hanno visitato il centro di Pozzallo, uno dei cinque hotspot già attivi in Italia, insieme a quelli di Augusta, Taranto, Lampedusa e Porto Empedocle. Attualmente vi sono accolte 180 persone di cui ben 140 sono minori, con un aumento del 170 per cento rispetto allo scorso anno. «Il problema grave — ha spiegato all’agenzia Sir Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas Italiana — è che questi minori, spesso non accompagnati, non si riescono a ricollocare. Non ci sono strutture in Italia che possono ospitarli, anche a causa della diminuzione dei fondi delle rette di accoglienza».

Tuttavia, i rilievi mossi da Caritas Italiana sono molto più ampi. «Noi critichiamo il sistema dell’hotspot — ha detto Forti — così come lo ha immaginato l’Europa: in Italia o in Grecia, l’idea di creare una procedura accelerata che non rispetta i diritti dei migranti per individuare, al momento dello sbarco, chi ha diritto a rimanere e chi deve essere invece respinto, per noi è una compressione inaccettabile dei diritti. Chiediamo di ritornare completamente alla situazione prima degli hotspot: accelerare sì le pratiche, ma sempre nel rispetto dei diritti e delle procedure».

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23 maggio 2019

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