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Più dialogo
per la Terra santa

· ​L’ingresso a Gerusalemme dell’arcivescovo Pizzaballa ·

Unità e dialogo per la Terra santa. Lungo questo orizzonte ideale conta di svolgersi il ministero dell’amministratore apostolico del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa. 

Il saluto ai fedeli durante la cerimonia a Gerusalemme (Ap)

L’arcivescovo nel pomeriggio di ieri, mercoledì, ha fatto il suo ingresso ufficiale nella città santa, accolto dai fedeli alla porta di Jaffa. In precedenza il presule — ordinato il 10 settembre scorso a Bergamo — ha incontrato i giornalisti ai quali ha sintetizzato il suo programma pastorale poi ribadito nell’omelia dei vespri celebrati in cattedrale. Il primo obiettivo, ha affermato, sarà quello di promuovere il dialogo fra i cristiani in Terra santa, e fra loro e gli altri gruppi religiosi.

Un compito certamente non facile. Anche perché a Gerusalemme e più in generale in tutta la regione certamente non mancano le divisioni e le difficoltà. «E sono dure», ha affermato nell’omelia il presule francescano che per dodici anni è stato custode di Terra santa. «Lo constatiamo continuamente: nella vita politica e sociale, con un conflitto politico che sta logorando la vita di tutti, nella dignità offesa, nella mancanza di rispetto dei diritti basilari delle persone; le vediamo anche nelle relazioni intra-religiose, tra le nostre Chiese e non di rado anche all’interno delle nostre rispettive Chiese», ha detto Pizzaballa, per il quale «il diavolo, che è all’origine delle divisioni, sembra avere preso casa a Gerusalemme». Tuttavia, ha osservato, «proprio in questo contesto così difficile e che non ci permette di farsi illusioni, siamo chiamati a essere Chiesa, cioè a dare la nostra testimonianza di unità. Qui, in questo contesto lacerato e diviso, insomma il primo annuncio da dare è l’unità, che comincia da noi, all’interno della nostra casa». Infatti, ha detto assicurando la volontà di operare «per la comunione e l’armonia vicendevole» con le altre Chiese e comunità ecclesiali, «non possiamo permetterci di dare lezioni di dialogo al mondo, se tra noi regnano le divisioni e la sfiducia».

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20 ottobre 2019

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