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Muore un altro bimbo
al confine con il Messico

· ​Gli Stati Uniti faranno più controlli medici sui minori migranti ·

Gli Stati Uniti hanno disposto nuovi controlli medici sui migranti detenuti, dopo la morte di un secondo minore di nazionalità guatemalteca in un centro di raccolta. Il bambino — otto anni, il suo nome era Felipe Gómez Alonso — è morto il 24 dicembre, sedici giorni dopo il decesso di una bimba — Jakelin Caal Maquin di sette anni — deceduta in ospedale sotto la custodia del Customs and Border Protection (Cbp). I cambiamenti annunciati prevedono l’attuazione di una serie di nuovi protocolli, tra i quali quelli relativi a controlli medici aggiuntivi per tutti i minori, in particolare per i bambini al di sotto dei 10 anni. Felipe Gómez Alonso era arrivato al confine una settimana fa ed era in custodia in un centro migranti assieme al padre. Secondo alcune testimonianze i sintomi delle malattia erano evidenti ma non sono stati fatti tutti gli interventi necessari per salvarlo. Lunedì 24 era stato accompagnato assieme al padre presso l’ospedale di Alamogordo, dove gli era stata diagnosticata febbre. Dimesso poco dopo il piccolo era stato riportato in ospedale in serata dove è morto. Malgrado le nuove misure l’emergenza rimane alta, tanto più che non si conosce con certezza il numero dei minori rinchiusi con i loro genitori nei centri d’accoglienza al confine. Da giorni migliaia di migranti provenienti dall’America centrale si trovano al confine con gli Stati Uniti, ma coloro che chiedono asilo non vengono più fatti entrare nel paese, e vengono trattenuti nelle zone di frontiera. Intanto, il presidente Donald Trump ha annunciato di volere presentare un ricorso contro il blocco dell’ordine esecutivo volto a limitare le richieste di asilo al confine meridionale. Il 9 novembre il capo della Casa Bianca ha firmato un provvedimento che punta a respingere automaticamente le richieste di asilo dei migranti entrati illegalmente nel paese. Contro l’ordine esecutivo si sono schierati i gruppi per i diritti umani che hanno portato la questione di fronte al tribunale di San Francisco ottenendo un pronunciamento favorevole, confermato il 21 dicembre dalla Corte suprema.

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