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Più aiuti per combattere la schiavitù

· ​Appello dell’Onu ·

Oltre novanta milioni di persone in tutto il mondo soffrono di gravi casi di povertà e sono soggetti ad abusi e violenze come il traffico di esseri umani e la prostituzione. È la cifra più alta di sempre. Si tratta in particolare di donne e bambini per assistere i quali saranno necessari nel 2018 almeno 22 milioni di dollari. 

L’appello è stato lanciato ieri dalle Nazioni Unite, a Ginevra, per una raccolta di fondi record volta a finanziare le operazioni di assistenza umanitaria. Un appello giunto alla vigilia della giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, che si celebra oggi.
La parte del mondo che necessita di maggiore assistenza è il Medio oriente, segnato dal terribile conflitto siriano e da quello yemenita. Ed è infatti lo Yemen — affermano gli esperti dell’Onu — il paese che oggi vive la peggiore emergenza del mondo. «Le agenzie umanitarie possono rispondere alle crescenti esigenze solo con il generoso sostegno dei nostri donatori. Investire in piani di intervento coordinati è una scelta sana» ha detto il responsabile delle Nazioni Unite per le questioni umanitarie, Mark Lowcock. Oltre agli interventi in Siria e Yemen, l’Onu prevede un significativo aumento degli aiuti in Burundi, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Libia e Somalia. Inoltre, le esigenze di assistenza resteranno a «livelli eccezionalmente alti in Nigeria e nel Sud Sudan» ha detto Lowcock. In atri paesi gli aiuti non dovrebbero aumentare.
Questa mattina, in occasione della giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, è intervenuto il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. «Malgrado i progressi registrati negli ultimi decenni in termini di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel mondo — ha detto il capo del Quirinale — la schiavitù tradizionale è un fenomeno che non siamo ancora riusciti a debellare completamente».
Mattarella ha inoltre ricordato «le brutali immagini» di migranti venduti all’asta in Libia «sulla base di un valore che li equipara a merce», immagini che «ci hanno ricordato quanto sia ancora presente un fenomeno che nega alla radice la dignità dell’essere umano». E sono proprio quelle immagini ad aver riacceso nelle ultime settimane il dibattito internazionale sulla schiavitù. «La schiavitù non ha posto nel mondo di oggi: queste azioni sono crimini contro l’umanità» ha detto pochi giorni fa Sebastiano Cardi, rappresentante permanente italiano al palazzo di Vetro.

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24 ottobre 2019

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