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Pioniere della missione

· Quasi novantenne è morto in Thailandia padre Giovanni Zimbaldi ·

Con padre Giovanni Zimbaldi del Pime, morto oggi, 2 maggio, a Fang, nell’estremo Nord della Thailandia, se ne va una bella figura di pioniere della missione dei nostri tempi. Originario di Monza, prossimo ai 90 anni (li avrebbe compiuti a giugno), è stato infatti, con i padri Angelo Campagnoli e Silvano Magistrali, uno dei tre fondatori, nel 1972, della presenza del Pime nella “terra degli uomini liberi”.

Racconta da Bangkok il confratello padre Claudio Corti, che per un decennio ha lavorato con lui: «Nei 45 anni vissuti in Thailandia, padre Zimbaldi si è dedicato con grande impegno all’evangelizzazione delle tribù Lahu e Akha. Il frutto del suo lavoro è ben visibile: dalla decina di famiglie Lahu con le quali celebrò il primo Natale nei dintorni di Fang, sono nate tre missioni (poi parrocchie): Fang, appunto, poi Mae Suay e, di recente, Ban Thoet Thai. In totale sono un centinaio i villaggi oggi cattolici grazie all’opera di padre Zimbaldi, il che significa circa 15.000 persone».

Il “battesimo missionario” di padre Zimbaldi, ordinato sacerdote nel 1953, era avvenuto in Birmania (oggi Myanmar), dove era arrivato, all’età di 29 anni. Lì era stato destinato alla missione di Mong Phok, una località molto isolata, a 1500 metri di altezza, al confine con la Cina. Una località che — solo pochi decenni prima — aveva visto all’opera il beato Clemente Vismara, il quale nel 1924 scriveva: «Sono l’unico cristiano nel raggio di 100 e più chilometri, se voglio incontrarne un altro debbo guardarmi allo specchio». Anche padre Zimbaldi, come i suoi predecessori, vivrà, in tal senso, l’epoca “eroica” della missione, fatta di sistemazioni di fortuna, precarietà della situazione politica e trasferimenti lunghi e molto faticosi a piedi e a cavallo. Padre Zimbaldi rimase a Mong Phok per otto anni, impegnandosi nel lavoro di evangelizzazione dei Lahu. Nel 1966 fu trasferito nella missione di Mong Yong, rimasta a lungo senza sacerdote dopo il martirio dell’ultimo parroco, padre Eliodoro Farronato, anch’egli del Pime, ucciso nel 1955. Ma dopo soli tre mesi dal suo insediamento nella nuova missione, in concomitanza con l’acuirsi della dittatura militare allora al potere, Zimbaldi verrà espulso come tutti i missionari entrati nel Paese dopo il 1948.

Dopo un periodo di servizio all’Istituto in Italia e negli Stati Uniti, Zimbaldi fu destinato, come detto, alla Thailandia e nuovamente si trovò a lavorare con le tribù Lahu proprio al confine con il Myanmar. Nel 1974 si trasferisce a Fang il 1° gennaio 1974 e lì rimarrà fino alla sua morte, tranne tre anni (2006-2008) passati nella vicina missione di Mae Suay. «Padre Giovanni — continua Corti — si è sempre distinto per il suo lavoro appassionato ed entusiasta. Visitava con costanza i vari villaggi. Da buon missionario rimaneva poco tempo nella sua residenza, ovvero il centro della missione, dove, peraltro, a partire dal 1974, ha educato centinaia e centinaia di bambini, offrendo sia l’istruzione scolastica sia un percorso di formazione».

Uno dei grandi meriti che vanno riconosciuti a Zimbaldi è l’aver investito sui catechisti che egli seguiva regolarmente, come mi raccontò con orgoglio, «tenendo un incontro di 2-3 giorni una volta al mese con un programma che comprendeva formazione biblica, catechesi, canti…». Zimbaldi e i “pionieri della prima ora” si sono dedicati a tale lavoro con notevole impegno, affiancandolo a quello, non meno decisivo, della traduzione dei testi liturgici nelle lingue locali. Padre Zimbaldi si è pure prodigato con insistenza per poter disporre di persone consacrate come collaboratrici: obiettivo felicemente raggiunto nell’anno 2000, quando la congregazione delle Suore della Presentazione ha accettato di risiedere presso la missione di Fang.

Conclude padre Corti: «Non era facile collaborare con lui, a motivo del suo carattere deciso e burbero. Ma non era il tipo da lasciarsi condizionare dalle arrabbiature: si indispettiva nel caso gli venissero raccontate bugie, ma era capace di perdonare e di capire i poveri». Per questo motivo, «ci saranno tantissimi segni di riconoscenza nei suoi confronti: già ora tante persone si sono fatte avanti per manifestare la loro gratitudine». Il grazie sentito per un missionario gioiosamente consegnato al Vangelo e totalmente dedito alla sua gente. Come ha scritto AsiaNews: «Il suo desiderio di essere sepolto a Fang, tra la gente che ha sempre amato e servito, è il segno più limpido di un missionario che ha voluto dare tutta la sua vita, fino alla morte, per testimoniare il Vangelo».

di Gerolamo Fazzini

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18 giugno 2019

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