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Pioggia (non acida) di commenti

· «Laudato si’» nella stampa internazionale ·

Non ci sono state piogge acide di commenti sull’enciclica Laudato si’, ma un torrente di elogi, chiosa su «Le Figaro» Jean-Marie Guénois; anche se il Papa ha parole durissime contro i sistemi politici asserviti agli interessi del potere economico-finanziario globale e non è tenero neanche contro i giornalisti, spesso lontani dalla realtà e dalla vita della gente comune, gli fa eco Pablo Ordaz sul quotidiano spagnolo «El País». 

Serve una rivoluzione culturale per salvare il pianeta, titola il quotidiano argentino «Clarín», il concetto stesso di progresso deve essere ridefinito per tutelare l’ambiente, scrive su «Folha de São Paulo» Flávia Foreque; l’enciclica è una dura critica al consumismo e un avvertimento profetico sul pericolo di ignorare la crisi ecologica, chiosa Justin Gillis sull’«International New York Times». Il Papa è riuscito a indicare alla scienza il giusto cammino? A questa domanda gli esperti del clima e dell’ambiente rispondono affermativamente: in questo caso il Papa sembra «essersi fatto in quattro» per offrire un’interpretazione prudente dei fatti scientifici.

«The Wall Street Journal» dedica all’enciclica l’articolo di apertura, di Francis X. Rocca. La condanna di Francesco, sottolinea il giornale, investe in pieno il capitalismo, che per salvaguardare e rafforzare il proprio tornaconto, non si fa scrupolo di vessare i più poveri e i più svantaggiati.

Nell’articolo di John Hooper su «The Guardian» si legge che il primo merito dell’enciclica sta nell’aver dato il giusto risalto a una questione per troppo tempo lasciata ai margini. Con questo documento, sottolinea il quotidiano, Francesco ha portato un cambiamento «immensamente tonificante». Si è di fronte alla prima enciclica, scrive Hooper, interamente dedicata alle questioni ambientali, sebbene non sia certo la prima volta che un Papa parla con forza riguardo alla distruzione dell’ambiente. E il pensiero va a Paolo vi che, nel 1971, descriveva tale distruzione come la «tragica conseguenza» di un’attività umana senza controllo. Come pure Giovanni Paolo ii e Benedetto xvi hanno alzato la voce in difesa delle bellezze del creato seriamente minacciate da interessi egoistici, e da un’ansia di progresso e sviluppo incurante di regole morali e norme etiche. Ma, rileva Hooper, più di ogni altro suo predecessore, Francesco punta il dito contro l’attività umana quale responsabile dei mali che

affliggono il pianeta.

Sul «Corriere della sera» Gian Guido Vecchi sottolinea che «Papa Francesco nell’enciclica denuncia la “radice umana” della “crisi ecologica” del nostro tempo e richiama quella finanziaria: “il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura”». Elencati i guasti del pianeta «dal riscaldamento globale alla perdita di biodiversità — continua l’articolo — il Papa suggerisce “alcune linee di orientamento e di azione”. Ci sono suggerimenti che valgono per tutti (...) soprattutto c’è il problema di una governance di problemi globali».

Su «La Stampa» Andrea Tornielli intervista il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo i, citato nell’enciclica. «Ciò che unisce le nostre due Chiese — dice Bartolomeo i — è molto di più di quello che ci divide. Entrambe devono tenere presente questo aspetto e impegnarsi per l’unità. Ma ben oltre le nostre differenze confessionali e dottrinali, siamo uniti nella terra che condividiamo, nella Creazione che ci è stata offerta come dono prezioso e gracile dal nostro Creatore. Le nostre Chiese si sono rese conto che non possiamo fare altrimenti, che “servire e preservare” la creazione di Dio è parte integrante della nostra vocazione come capi di comunità cristiane. Così come lo è trasformare la natura in cultura e impegnarci per la giustizia sociale nel mondo».

In un editoriale su «Avvenire», Pierangelo Sequeri sottolinea che «l’idea di fondo è che i problemi comunemente rubricati sotto il segno dell’ecologia sono sintomi, prima ancora che cause, di un dissesto etico-antropologico del pensiero e dell’azione creativa dell’uomo». Nell’interesse per la casa comune, aggiunge, «si è aperta una falla consistente, della quale il buco dell’ozono è per così dire una metafora. Nel contesto odierno, la proiezione di questa epidemia è fatalmente globale: non la fermi aggravando i controlli agli aeroporti. Se il mondo della natura diventa una semplice riserva di materie prime, e si vogliono società di individui senza comunità di spiriti e circolazione di doni, tutto ciò che è comune è destinato a riempirsi di crepe, di rifiuti, di scarti. Materiali e umani».

Leonardo Becchetti, da parte sua, sottolinea sulle stesse pagine che «il motivo principale è quello dell’uomo e del suo ruolo nel mondo e nella storia. Da una parte c’è la sua caricatura, il superuomo inebriato dalle conquiste del pensiero raziocinante che usa tecnologia e finanza per sfruttare e dominare ciò che lo circonda. Dall’altra la persona che si rende conto di vivere in un “ambiente” fatto di interdipendenze e reti di relazioni e di essere legato in una catena di interdipendenze nel tempo con le generazioni passate e future».

Franca Giansoldati, su «Il Messaggero» sottolinea come dall’enciclica emerga che «occorre accelerare la fine dell’era del carbone e del petrolio per limitare di almeno 2 gradi la temperatura terrestre, altrimenti il collasso è garantito». E pone l’accento sul fatto che «Greenpeace e il Wwf sono entusiasti, nonostante che il Papa, all’interno del testo, abbia incluso una pesantissima condanna all’aborto, alle teorie del gender e a quelle politiche di limitazione delle nascite portate avanti nei Paesi del Terzo Mondo in cambio di aiuti».

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