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Pio XI
distruttore di libri

· ​Aspetti inediti di un Papa bibliofilo ·

Da poche settimane è in libreria il LXXVI volume della Strenna dei Romanisti, presentata in Campidoglio nel giorno del Natale di Roma. I roghi dei libri, scrive Paolo VIan in un articolo del volume, popolano gli incubi di tutti i bibliotecari (e di tutte le persone dabbene), dall’antichità (ricostruita in un bel volume di Mario Lentano, La memoria e il potere. Censura intellettuale e roghi di libri nella Roma antica, Liberilibri, 2012) sino ai giorni nostri, passando per le distruzioni degli esemplari del Talmud nella Roma cinquecentesca o dei libri ebraici nella Germania nazista o dei volumi religiosi nei regimi comunisti.

Il libro, in fondo, altro non è che un veicolo di idee; e chi intende fermarle può illudersi di riuscirci eliminando il mezzo che le trasmette. Un’illusione, perché, come l’acqua bloccata da una parte si ripresenta con più forza da un’altra, così le idee moltiplicano la loro energia proprio quando ne sono ostacolate le vie di trasmissione. E trovano altre strade. Come la memoria, in Fahrenheit 451 (1953), il racconto di Ray Bradbury che, in epoca di prepotente e inarrestabile dittatura del digitale, sembra avere profeticamente previsto e rappresentato una società che odia e perseguita la carta (per lo scrittore americano a favore della televisione, oggi diremmo, in genere, degli schermi, di qualsiasi dimensione e fattura).

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25 agosto 2019

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