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Pietre viventi

· ​A Munyonyo il cardinale Filoni ha consacrato il santuario dedicato ai martiri ugandesi ·

La fede «deve tradursi in azione», nelle famiglie, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro, nella società. Solo così si potrà costruire oltre al tempio di «legno e di pietra», anche un tempio «vivente», costituito dalla comunità dei credenti e da ogni singolo cristiano. Così il cardinale Fernando Filoni, ai fedeli riuniti a Munyonyo, a pochi chilometri da Kampala, ha spiegato il significato del rito — celebrato nella tarda mattinata di sabato 28 ottobre — della dedicazione del nuovo santuario intitolato ai martiri ugandesi. La costruzione della chiesa, con la benedizione della prima pietra, fu avviata da Papa Francesco durante la visita nel novembre 2015.

«Pietre viventi», dunque, chiamate a un «rinnovato impulso di evangelizzazione» alimentato dalla forza che viene dal sangue che i martiri hanno versato, alla fine del xix secolo, proprio sul terreno dove sorge oggi l’edificio. Ma questo impegno, ha detto il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, «è inconcepibile senza un rinnovato legame con la parola di Dio». Perciò, ha consigliato, sarebbe opportuno che ogni famiglia stabilisse un tempo «espressamente dedicato alla lettura della Bibbia e alla preghiera».

Il porporato, che è in Uganda fino a domenica 29 per concludere le celebrazioni del cinquantesimo anniversario dell’arcidiocesi di Kampala, ha attinto alla preziosa eredità del sacrificio dei ventidue martiri ugandesi — fra i quali c’erano laici, ragazzi e sposi — anche nei discorsi rivolti a catechisti e insegnanti (incontrati sempre nella mattina di sabato 28 a Munyonyo) e alle coppie sposate (salutate il giorno precedente nella cattedrale di Santa Maria a Lubaga, nella parte occidentale della capitale ugandese). 

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25 marzo 2019

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