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Pieno appoggio dei cardinali consiglieri al Papa

· ​Espresso all’apertura dei lavori della diciottesima riunione ·

All’Angelus l’invito a praticare la giustizia animata dalla misericordia

«In relazione a recenti avvenimenti, il consiglio dei Cardinali esprime pieno appoggio all’opera del Papa, assicurando al tempo stesso adesione e sostegno pieni alla Sua persona e al Suo Magistero». Con questa dichiarazione ha avuto inizio questa mattina, lunedì 13 febbraio, la diciottesima riunione di Papa Francesco con i cardinali consiglieri. E all’inizio dei lavori — che proseguiranno fino a mercoledì 15 — il cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, coordinatore del gruppo, dopo aver rivolto il suo saluto al Pontefice, lo ha ringraziato a nome di tutti i membri per le sue parole nel discorso natalizio alla Curia romana lo scorso 22 dicembre, riconoscendovi incoraggiamento e indirizzo per i lavori del Consiglio.

Sadao Watanabe, «Discorso della montagna» (particolare)

I precedenti incontri si erano svolti nei giorni: 1-3 ottobre e 3-5 dicembre 2013, 17-19 febbraio, 27-30 aprile, 1-4 luglio, 15-17 settembre e 9-11 dicembre 2014, 9-11 febbraio, 13-15 aprile, 8-10 giugno, 14-16 settembre e 10-12 dicembre 2015, 8-9 febbraio, 11-13 aprile, 6-8 giugno, 12-14 settembre e 12-14 dicembre 2016.

E affetto al Papa è stato manifestato anche dai tantissimi fedeli che in piazza San Pietro hanno partecipato alla preghiera dell’Angelus, prima della quale Francesco ha commentato il discorso della montagna (Matteo, 5, 17-37). Solo una giustizia «animata dall’amore, dalla carità, dalla misericordia» è capace di «realizzare la sostanza dei comandamenti, evitando il rischio del formalismo», ha detto il Pontefice, ricordando come nel passo in questione il Signore «vuole aiutare i suoi ascoltatori a compiere una rilettura della legge mosaica». Quello che era stato sancito dall’antica alleanza, infatti, «era vero, ma non era tutto: Gesù è venuto per dare compimento e per promulgare in modo definitivo la legge di Dio, fino all’ultimo iota».

Francesco si è soffermato in particolare su tre comportamenti indicati nel brano evangelico: l’omicidio, l’adulterio e il giuramento. Quanto al primo, il Papa ha sottolineato che il comandamento “non uccidere” viene violato «non solo dall’omicidio effettivo», ma anche dagli atteggiamenti «che offendono la dignità della persona umana, comprese le parole ingiuriose». In proposito il Pontefice ha osservato: «Noi siamo abituati a insultare, è come dire “buongiorno”. E quello è sulla stessa linea dell’uccisione: chi insulta il fratello, uccide nel proprio cuore il fratello».

Riguardo all’adulterio, il Pontefice ha messo in guardia dalla tentazione di guardare «una donna che non è la propria con animo di possesso». E del giuramento ha parlato come «segno dell’insicurezza e della doppiezza con cui si svolgono le relazioni umane». Così «si strumentalizza l’autorità di Dio» per «le nostre vicende», da vivere invece in «un clima di limpidezza e di fiducia». Concetti ripresi dopo la preghiera, quando il Papa ha chiesto di «non insultare; non guardare con occhi cattivi, con occhi di possesso la donna del prossimo; non giurare».

L’Angelus del Papa

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