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A piedi nella neve

· Ricordo di Mario Sensi, parroco e storico della Chiesa ·

Mario Sensi è stato un grande storico della Chiesa, anche se il suo modo di fare schivo e umile, la grande timidezza rivelata dal suo parlare troppo veloce facevano subito capire che non si voleva investire di questa gloria. Invece con il suo amplissimo e indefesso lavoro di ricerca ha svolto il ruolo a cui ogni storico della Chiesa è tenuto: quello di contribuire in maniera determinante a rendere intellegibile la Chiesa a se stessa e di riscoprirne l’eredità di complessità e rilevanza anche su tematiche ritenute marginali. Che per Sensi sono state la religiosità popolare e le donne.

 Don Mario Sensi

Vero allievo di don Giuseppe de Luca — da lui conosciuto soprattutto attraverso la lunga e importante amicizia con la sua principale collaboratrice, Romana Guarnieri — don Mario ha sempre considerato la cultura una forma importante di apostolato, di servizio per la Chiesa. E vi si è dedicato con grande rigore e con una totale abnegazione, offrendo il suo aiuto con generosità a tutti coloro che gli chiedevano una ricerca, uno scritto.

Fin dall’inizio ha scelto come suo campo privilegiato di ricerca quello delle fonti notarili, uno dei più ostici e noiosi per qualsiasi ricercatore, ambito che richiede una dedizione infinita prima di dare dei frutti. Ma egli sapeva che poi i frutti sarebbero stati decisivi, importanti e ben fondati, che avrebbero resistito alle critiche e alle obiezioni avanzate su basi ideologiche o di malinteso conformismo confessionale.

Attraverso questa strada ha rivoluzionato la storia della religiosità popolare, rivelando radici e storie di culti, santuari, pellegrinaggi, e ha ridato alle vicende delle donne laiche che si dedicavano alla vita religiosa — le beghine studiate e amate da Romana Guarnieri — un posto nella storia di un’istituzione che le aveva cancellate. Con le sue ricerche ha ridato vita e voce a personaggi considerati minori e che si rivelavano invece decisivi per spiegare alcune svolte nella vita della Chiesa, e ha riscoperto vie di vita religiosa smarrite e dimenticate ma ricche di potenzialità spirituale.

Accanto alle aride fonti notarili, don Mario ha saputo accostare e intrecciare le fonti artistiche, leggendo in esse una storia e un linguaggio che gli storici dell’arte avevano lasciato da parte, e che invece costituisce un apporto decisivo alla comprensione storica. E in questo campo è stato un audace e creativo innovatore.

Ma don Mario non è stato solo un intellettuale che ha dedicato la sua vita alla ricerca rigorosa e minuziosa, che ha aperto nuove strade all’interpretazione della storia della Chiesa: è stato un pastore generoso che ha saputo usare anche la sua vocazione storica a favore del suo gregge. Ricordo ancora una gita in sua compagnia a Colfiorito, nel cuore dell’Umbria, dove era stato parroco per tanti anni: nonostante fosse passato più di un decennio da quando era vissuto lì, le persone gli correvano incontro ad abbracciarlo con il sorriso negli occhi lucidi, e lui si ricordava di tutti i loro affanni, dei loro dolori.

A Colfiorito non è stato solo il parroco amatissimo che a Natale saliva a piedi, nella neve, per dire messa nelle frazioni più alte e isolate, ma anche uno storico che ha riscoperto la rete di cappelle che circondava il territorio. Cappelle che ha fatto restaurare riportando alla luce opere artistiche di pregio, e delle quali poi ne ha restituito la storia e la funzione agli abitanti, contribuendo a radicare e rafforzare la loro identità cristiana.

Don Mario rispondeva sempre di sì a chi gli chiedeva uno scritto, sospirando per il lavoro che si accumulava sul suo tavolo e non finiva mai. Ha risposto di sì anche a noi di «donne chiesa mondo» che gli chiedevamo degli articoli, pur sapendo che lo scrivere per i giornali non era nelle sue corde. Mi mandava dei testi sempre troppo lunghi, dicendo di farne ciò che volevo, e poi si stupiva — felice come un bambino — che ne fosse venuto fuori un articolo di giornale.

Pur avendo insegnato tanti anni all’università Lateranense, non ha mai avuto l’atteggiamento di un accademico: Mario Sensi ha sempre saputo esercitare quello che Montini ha chiamato carità intellettuale. Ci mancherà tanto.

di Lucetta Scaraffia

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18 agosto 2019

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