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Pictor urbis

· La mostra di Antoniazzo Romano a Palazzo Barberini ·

Negli anni tumultuosi del secondo Quattrocento, quando Roma cambiava pelle e rinnovava la sua immagine artistica, la bottega di Antoniazzo fu un centro assai attivo di incontri, di commissioni e anche di affari. 

Arrivavano nella sua bottega i segretari di cardinali e di signori che portavano i più bei nomi d’Europa (Perrier, Altissen, Sforza, Bessarione) magari solo per ordinare la pittura di uno stemma o la copia di una icona miracolosa. Arrivavano i funzionari di Palazzo per commissionare decorazioni a fresco o stendardi dipinti, arrivavano semplici pellegrini in cerca di un souvenir devoto a buon prezzo. Per un artista che dall’Umbria e dalla Toscana veniva a Roma in cerca di successo, la bottega di Piazza Cerasa doveva essere un passaggio obbligato. La mostra attualmente allestita a Palazzo Barberini per le cure di Anna Cavallaro e Stefano Petrocchi, raccogliendo il meglio della sua produzione e della sua eredità stilistica, rende ad Antonio Aquili che è stato pictor urbis più di ogni altro, l’onore e il merito che gli sono dovuti. Perché Antoniazzo, nel suo sapiente mimetismo, nel suo opportunistico oscillare fra suggestioni peruginesche, ghirlandaiesche e pierfrancescane, ha saputo più di una volta toccare esiti di autentica poesia figurativa. Bisogna riconoscere che quella idea di Antoniazzo affascinante “reazionario”, ultimo alfiere di un immaginario figurativo classicamente liturgico e romano-cattolico, resta, al di là del pur suggestivo alone letterario, una intuizione di incontrastabile validità.

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21 ottobre 2019

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