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Piccoli semi crescono

· Conclusa la visita del cardinale Tauran in Costa d’Avorio ·

Non si può uccidere in nome di Dio» e «non si possono discriminare le persone in base alla loro appartenenza etnica o religiosa». È il duplice appello lanciato dal cardinale Jean-Louis Tauran durante la messa celebrata nella cattedrale di Yamoussoukro lunedì 16 marzo, alla vigilia della conclusione della visita in Costa d’Avorio. 

 «Parabola del seminatore» (arte africana)

Un appello che il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha invitato «tutti i credenti» a condividere, rivolgendo il suo pensiero in particolare «ai nostri amici musulmani che in questo momento vedono la loro religione traviata da persone senza religione e senza legge».

Nell’omelia della celebrazione il porporato ha insistito «sulla necessità di un dialogo sincero, anzitutto tra i cristiani, e poi tra cristiani e musulmani»: dialogo «della vita e della spiritualità — ha specificato — che ci permette di proclamare la nostra fede e di vedere tutto il positivo che ci unisce e che possiamo mettere al servizio della società come un piccolo seme che cresce». Per il cardinale è necessario lavorare soprattutto tra i giovani, insegnando loro a riconoscere «ciò che di buono c’è nelle altre religioni e nella società». Ai fedeli cattolici in particolare il porporato ha chiesto di non lasciare che la fede resti «fragile» e che le appartenenze etniche abbiano il sopravvento. «Il futuro — ha assicurato — è nelle mani dei cristiani di oggi. È necessario che essi approfondiscano il dialogo con la cultura, con le religioni tradizionali. Ricordiamoci che non siamo una religione del libro, ma la religione di un avvenimento, di un incontro: Gesù risorto dona alla nostra vita un orizzonte nuovo». La visita del cardinale, iniziata lo scorso 13 marzo, si conclude martedì 17 con l’incontro con il presidente della Repubblica, Alassane Ouattara.

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