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In piazza a Istanbul

· Manifestazione dell’opposizione turca  mentre l’Esecutivo di Erdogan vara nuovi provvedimenti ·

In piazza contro il golpe, ma anche contro derive autoritarie e attacchi alla laicità dello Stato. Dopo giorni in cui le strade sono state teatro delle manifestazioni dei sostenitori del presidente Recep Tayyip Erdogan, è stata ieri l’opposizione a radunare centinaia di migliaia di persone in piazza Taksim, luogo simbolo nel cuore di Istanbul.

Manifestanti in un momento del raduno a Istanbul (Afp)

Una manifestazione «per la Repubblica e la democrazia», spiega dal palco il leader del partito socialdemocratico Chp, Kemal Kiliçdaroglu. Il raduno, autorizzato dal Governo, che aveva anche inviato una delegazione, ha segnato dunque un inedito momento di unità nazionale contro il golpe e contro il “nemico comune” Fethullah Gülen, l’imam accusato da Ankara di essere stato l’anima del fallito colpo di Stato. E oggi, in un ulteriore segnale di distensione, Erdogan vedrà il leader nazionalista Devlet Bahçeli e lo stesso Kiliçdaroglu, che ha accettato per la prima volta di entrare nella residenza del presidente ad Ankara. Sul tavolo, le misure da prendere dopo il tentato golpe.

Nel mare di bandiere rosse agitate in piazza Taksim spiccavano soprattutto i ritratti di Mustafa Kemal Atatürk, padre della Repubblica laica di Turchia. «Difendiamo la repubblica e la democrazia; la sovranità appartiene al popolo incondizionatamente»: questi alcuni degli slogan dei manifestanti. Al di là del rifiuto del colpo di Stato, in molti hanno protestato contro l’imposizione dello stato di emergenza da parte di Erdogan. «Né golpe, né diktat, potere al popolo! La Turchia è laica e resterà così» scandivano ancora i manifestanti.

Prosegue, intanto, l’azione del Governo. È stato emesso oggi un mandato d’arresto nei confronti di almeno 42 giornalisti, accusati di aver sostenuto la rete di Gülen, secondo quanto riporta la Cnn. Della lista fa parte anche la nota giornalista Nazli Ilicak, 72 anni, da tempo critica nei confronti del presidente Erdogan.

Il numero degli arrestati è intanto salito a 13.165. Tra loro, 8838 militari (tra cui 123 generali e ammiragli), 2101 magistrati, 1485 poliziotti, 52 autorità amministrative e 689 civili. Proseguono anche i blitz contro presunti fiancheggiatori di Gülen: nella provincia di Trebisonda, sul mar Nero, le forze di sicurezza turche hanno arrestato Halis Hanci, considerato il braccio destro dell’imam in esilio negli Stati Uniti. Per le autorità, è responsabile di avergli trasferito risorse direttamente dalla Turchia, dove sarebbe arrivato solo due giorni prima del tentativo di golpe. Sabato era stato già arrestato il nipote, Muhammet Sait Gülen, in un raid nella sua roccaforte di Erzurum, nell’Anatolia orientale. In manette anche due donne simbolo: il primo rettore con il velo, Aysegul Sarac, a capo dell’università Dicle di Diyarbakir, e l’unica pilota da combattimento della Turchia, Kerime Kumas, che la notte del golpe avrebbe volato con il suo f-16 sui cieli di Istanbul. Il Governo ha emesso ieri un decreto relativo ad alcune misure da implementare durante il periodo in cui il Paese sarà sottoposto a «stato di emergenza». Ad annunciarlo il premier Binali Yildirim, secondo cui i lavori vanno avanti anche per la preparazione di un secondo decreto. Il premier ha definito le misure prese «necessarie» a sgominare la «struttura parallela» di Gülen. «Se necessario estenderemo di altri novanta giorni lo stato di emergenza; non me lo auguro, ma abbiamo il dovere di evitare altri rischi per la democrazia ed eliminare tutte le fonti di questa organizzazione nel Paese» ha spiegato il premier.

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25 aprile 2019

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