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Philippe Nakellentuba Ouédraogo

· arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso) ·

Proviene da una famiglia in maggioranza musulmana il “piccolo pastore della savana burkinabé” — come egli stesso si definisce — Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou. E sebbene avesse già scelto un monastero in cui ritirarsi al compimento dei 75 anni, per lui da oggi il futuro si prospetta diverso, visto che Papa Francesco ha deciso di annoverarlo nel sacro Collegio. È il secondo cardinale originario del Burkina Faso e riceve la porpora quattordici anni dopo la morte del primo, Paul Zoungrana (1917-2000). Un presule che ama citare sant’Agostino, Charles de Foucault e anche Martin Luther King, ma preferisce continuare a essere per tutti semplicemente Philippe, il figlio di Pierre Zudwende e Jeanne Pegrima.

Nasce il 25 gennaio 1945 a Konéan, nella diocesi di Kaya, provincia di Sanmetenga, nella zona centro-settentrionale del Paese africano (ex Alto Volta) tra i più poveri al mondo. Dopo gli studi nella scuola pubblica di Kaya (1952-1959), entra nel Petit Séminaire de Pabré, a Ouagadougou, dove nel giugno 1967 ottiene il baccalaureato. Poi entra nel seminario regionale di Koumi, in diocesi di Bobo-Dioulasso, dove completa il ciclo di studi filosofici e teologici. È ordinato sacerdote il 14 luglio 1973 per il clero di Kaya. Svolge inizialmente il ministero come vicario nella parrocchia della cattedrale fino al 1978, quando parte alla volta di Roma per proseguire la formazione alla Pontificia Università Urbaniana. Quattro anni dopo, nel 1982, vi consegue il dottorato in diritto canonico.

Tornato in patria, è ancora per un anno vice parroco della cattedrale di Kaya. Ne diviene poi parroco (1984-1991), ricoprendo nel contempo anche gli uffici di membro del tribunale ecclesiastico regionale, di vicario generale della diocesi (1989-1994), di direttore delle Pontificie opere missionarie (1987-1996) e di incaricato della Fondazione del seminario minore Saint Cyprien (1992-1995). Diviene quindi rettore del medesimo seminario minore (1993-1995), poi torna al ministero attivo come parroco nella comunità di Notre Dame de l’Assomption a Pissila, continuando a ricoprire i precedenti incarichi in curia e nel tribunale. Giovanni Paolo II il 25 luglio 1996 lo nomina quarto vescovo di Ouahigouya, nel nord del Paese a maggioranza islamica. Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 23 novembre da monsignor Jean-Marie Untaani Compaoré, suo predecessore a Ouagadougou.

Durante il servizio episcopale a Ouahigouya si impegna principalmente nella realizzazione degli obiettivi del Sinodo speciale per l’Africa del 1994 con la sua opzione pastorale fondamentale per una “Chiesa famiglia di Dio”. Cerca di portare il suo contributo nel campo dell’educazione, attraverso strutture formative a tutti i livelli di istruzione. In seno alla Conferenza episcopale nazionale diviene presidente della commissione per le Pontificie opere missionarie (1997-2001). Quindi è eletto presidente della Conferenza episcopale di Burkina Faso e Niger (2001-2007) e il 1° luglio 2003 è nominato consultore della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Al termine del 2008 celebra i cinquant’anni dell’istituzione della diocesi e in quell’occasione ordina sette nuovi sacerdoti e consacra la nuova cattedrale.

Il 13 maggio 2009 è promosso arcivescovo metropolita di Ouagadougou. Il modello per la sua nuova missione episcopale è il secondo Sinodo speciale per l’Africa, celebrato nel novembre 2009. «Abbiamo bisogno — dice riferendosi al tema dell’assise — di una società più riconciliata, abbiamo la nostra storia, con la rivoluzione, le ferite profonde, e non è sicuro che esse siano guarite». E come nella precedente esperienza a Ouahigouya, anche nella capitale si impegna a costruire la Chiesa “famiglia di Dio” guardando soprattutto alle piccole comunità cristiane di base, perché, come dice Charles de Foucault, «se non viviamo il Vangelo, Gesù non vive in noi». Per questo vuole essere accanto a quanti soffrono, soprattutto là dove mancano cibo, sistemi sanitari e strutture educative per lo sviluppo.

Per farlo punta in particolare sul dialogo con l’islam che è maggioritario nel Paese. Partecipa personalmente alla preghiera nella grande piazza della Nazione in occasione della festa della Tabaski, una delle più importanti e significative per i musulmani, che nella circostanza ricordano il sacrificio di Abramo. Un gesto apprezzato da esponenti di alto livello dell’islam, che ricambiano la visita in occasione di celebrazioni cristiane.

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