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Petrarca tra cristianesimo e mondo classico

· Sul tormentato conflitto interiore del poeta tra istanze etiche e valori umanistici ·

È su un filo sottile che si sviluppò il conflitto interiore di Francesco Petrarca, combattuto tra il culto degli autori classici e la brama per le gioie terrene da un lato, ed un’urgenza etica pervasa da un forte sentimento cristiano dall’altro. Sentimento questo che lo portò a dubitare della liceità stessa della sua passione per il sapere umanistico e per la bellezza muliebre. 

Andrea del Castagno, «Francesco Petrarca» (1450)

Se per il poeta tale dissidio fu causa di un dolore acuto, capace anche di minare l’ìequilibrio del suo essere, per gli studiosi e per i lettori esso rappresenta invece la fonte da cui scaturì una produzione — sia in versi che in prosa, sia in latino che in volgare — di inestimabile valore, tanto da assurgere a patrimonio imperituro della letteratura, non solo italiana. E sulla dimensione transnazionale di Petrarca ha posto un significativo accento il convegno internazionale, svoltosi nel 2016 a Berlino, i cui atti sono stati ora raccolti nel libro, a cura di Maiko Favaro e Bernhard Huss, Interdisciplinarità del petrarchismo. Prospettiva di ricerca fra Italia e Germania (Firenze, Leo S. Olschki, 2018, pagine 272, euro 35). Non stupisce che gli studiosi italiani si siano impegnati, da una prospettiva storico-filologica, all'approfondimento di una figura così importante nell’ambito della propria tradizione letteraria nazionale: ben più interessante è che gli studi sul petrarchismo costituiscano — come appunto testimoniato dal convegno berlinese — uno dei fiori all’occhiello della romanistica tedesca. Da questo versante è nato un approccio particolare alla questione del petrarchismo, nel quale gli studiosi tedeschi tendono a riconoscere la teorizzazione rinascimentale della lirica come genere nonché il manifesto sulle sofferenze dell’amante, in ciò differenziandosi da altre letture e interpretazioni dei versi del cantore di Laura, più inclini a evidenziare le gioie e i piaceri derivanti dall’amore, sebbene non corrisposto.
Mentre veniva consumato da quel conflitto interiore, Petrarca cercava, al contempo, di superarlo — è stato ricordato e sottolineato durante i lavori del convegno — sottraendosi anzitutto dalle pastoie dell’ideologia medievale per librarsi verso un pensiero più alto e maturo: ecco allora che si viene affermando il suo obiettivo di conciliare il cristianesimo con i valori del mondo classico, nella chiara consapevolezza che le due dimensioni poggiano su un fondamento comune, ovvero la celebrazione della dignità dell’uomo. Il poeta ha ben chiaro il fatto che le cose terrene sono inficiate dall’effimero e dalla caducità. Ma non demorde, e per cercare di scrollarsi di dosso il mantello della rassegnazione, volge lo sguardo al cielo e all’infinito per tentare di coniugare, in felice sintesi, il terreno e il divino.
Scagliandosi contro il materialismo degli averroisti e aspirando a stabilire una salda equivalenza tra l’essere umanisti e l'essere cristiani Petrarca, nel trattata filosofico De sui ipsius et de multorum ignorantia, scrive: Non ciceronianus certe nec platonicus, sed cristianus sum, quippe cum certus michi videar quod Cicero ipse cristianus fuisset si vel Cristum videre vel Cristi doctrinam percipere potuisset. Tale equivalenza costituirà poi il fulcro del saggio di Benedetto Croce Perché non possiamo non dirci cristiani, in cui il filosofo sostiene, tra l’altro, che gli uomini, gli eroi, i geni che vissero prima dell’avvento del cristianesimo «compirono azioni stupende, opere bellissime, e ci trasmisero un ricchissimo tesoro di forme, di pensiero, di esperienze, ma in tutti mancava quel valore» che oggi è presente in tutti noi e che solo il cristianesimo ha dato all’uomo.
Come è limpidamente emerso dal convegno di Berlino, l’esperienza poetica e intellettuale di Petrarca non si esaurì nel suo conflitto interiore e nel tentativo di superarlo, ma finì per esercitare una profonda influenza sugli autori successivi al creatore del Canzoniere. E anche la sua eredità produsse un conflitto, o comunque un doppio binario. Infatti il petrarchismo del Cinquecento non svaporò in una vaga imitatio di Petrarca solo nel senso di un modello di lingua, ma forgiò un modello di poesia amorosa sulla base del Canzoniere. Questa duplice dimensione, a sua volta, determinò una duplicità ideologica di due aspirazioni difficilmente armonizzabili: il concetto platonico-stilnovistico della donna come guida verso Dio e il concetto opposto, di matrice paolina-agostiniana, (nel senso dell'Agostino del Secretum) della donna, e di tutto ciò che è mondano, come pericolo e ostacolo al raggiungimento della salvezza. Tra gli eredi di Petrarca spicca il cardinale e scrittore Pietro Bembo, che contribuì alla diffusione, anche fuori dall’Italia, del suo modello poetico, trasferendolo con decisione e senza ambagi nel solco della dogmatica cattolica: così il mondo di Petrarca, da lui definito «breve sogno», diviene il «tempio» di Dio in Bembo, il quale si richiama alla formulazione testamentaria tratta dalla prima Lettera ai Corinzi, 16 e 17: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi».

di Gabriele Nicolò

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13 dicembre 2019

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