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Pestilenza e devozione

· Otto secoli fa Onorio III dedicava la chiesa di santa Maria in Campitelli ·

La fede ha da sempre trovato espressione in opere che costituiscono il grande patrimonio artistico dell’era cristiana. Testi sacri, miniature, affreschi, dipinti, sculture, musiche, hanno narrato, celebrato ed esaltato l’esistenza del divino, testimoniando l’anelito dell’uomo a innalzarsi a Dio attraverso l’arte. 

La chiesa di Campitelli in una stampa di Giuseppe Vasi (XVIII secolo)

La chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli di Roma è una di queste manifestazioni artistiche, frutto e conseguenza di un atto di fede che unì tutta la popolazione romana in uno dei momenti più bui della sua storia: la pestilenza che si scatenò nella città nel 1656. Otto secoli fa Onorio III dedicava la chiesa e, per ricordare tale ricorrenza, domenica 5 novembre l’Ut Insieme Vocale-Consonante eseguirà in prima assoluta, sotto la direzione di Lorenzo Donati, lo Stabat Mater per quattro cori di Lisa Streich. Verranno eseguiti anche brani tratti dal repertorio di Giovanni Pierluigi da Palestrina, di Ludovico Grossi e di Orazio Benevoli.
Quella pestilenza del 1656 è dunque al cuore della storia che si lega alla chiesa di Campitelli. La convinzione che bisognasse implorare la fine del contagio a Dio spinse Alessandro vii a richiedere al maestro della Cappella Giulia della Basilica vaticana, Orazio Benevoli, la composizione ed esecuzione di una musica altisonante, che riempisse le ampie navate della basilica di San Pietro fino a raggiungere la volta celeste, a porte chiuse, per non diffondere il contagio. Benevoli, romano di origine francese, all’epoca uno dei più famosi e affermati musicisti, soprattutto per le sue opere policorali, compose la Missa «In angustia pestilentiæ» per 16 voci e organo.
L’opera, rimasta inedita fino alla trascrizione in chiavi antiche realizzata da Laurence Feininger nel 1963, viene ora ripubblicata nella trascrizione in notazione moderna a cura di chi scrive, per l’editore Ibimus, nella collana Fonti Musicali, Orazio Benevoli. Maestro di Cappella della Basilica di San Pietro (1605-1672) Missa «In angustia pestilentiae» a 16 voci (1656) (Roma, 2017, con il contributo del ministero per i Beni e le Attività culturali, direzione generale per le biblioteche, gli istituti culturali e il diritto d’autore, Servizio patrimonio bibliografico e Istituti culturali).
La chiesa, grandioso esempio di architettura barocca su progetto di Carlo Rainaldi, venne fatta erigere per il voto del popolo e del Comune di Roma rivolto all’immagine santa della Madonna in Portico, apparsa nel vi secolo dell’era cristiana a santa Galla, e conservata nell’antica chiesa di Santa Maria in Campitelli. Durante la pestilenza la popolazione romana si recava spontaneamente a rivolgere preghiere e suppliche all’immagine della Vergine, alla benignità della quale venne poi attribuita la fine della pestilenza. Con la conclusione del contagio a febbraio del 1658, si fecero grandi festeggiamenti e ringraziamenti al Signore per la grazia ricevuta, e alla Madonna.
Alessandro vii ordinò una processione guidata da lui stesso per il 3 marzo, alla quale parteciparono tutti i rappresentanti della città, dai principi, ai senatori, al popolo intero, che si mosse dalla chiesa di Santa Maria in Aracoeli, e si concluse nella nuova chiesa di Santa Maria in Campitelli. Il santuario venne impreziosito per l’occasione con addobbi di damaschi e arredi sacri, con l’esecuzione di musiche solenni ad opera dei cantori sistini, il coro personale del Papa, che cantavano dalle fastose cantorie barocche della chiesa.

di Paola Ronchetti

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27 maggio 2019

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