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Pessima idea sfidare gli dei

· Delude il film «Prometheus» di Ridley Scott ·

Ridley Scott, regista di Blade Runner e di Alien, due film che hanno fatto la storia del genere,  torna alla fantascienza dopo trent’anni. Lo fa con l’atteso Prometheus, pellicola  decisamente ambiziosa, che pone interrogativi sull’origine della vita, sull’esistenza di un Dio creatore. Ma quello che nelle intenzioni doveva essere il prequel di Alien — tramutatosi in corso d’opera in qualcosa di più e di diverso, come ammesso dallo stesso regista — non regge il peso delle delicate questioni che pone.

E, cinematograficamente, neppure il paragone con i due citati titoli, dai quali attinge non poco ma non sempre in modo apprezzabile. Così, tra citazioni proprie e altrui, tutto si risolve nell’immancabile epica battaglia tra il bene e il male, ovvero tra gli umani costretti a combattere esseri mostruosi di altre galassie sacrificandosi per salvare la Terra, e con il fallimento dell’ennesimo tentativo di carpire il segreto dell’immortalità. Il tutto passando attraverso la costruzione di una nuova fantascientifica mitologia, che sembra affascinare fin troppo Scott.

Con Prometheus, il cui viaggio dovrebbe in qualche modo simboleggiare la ricerca del soprannaturale che ciascuno porta in sé, Scott si allontana da Cameron, che con Avatar dava spazio a visioni panteiste nel suo mondo di Pandora. Ma non riesce a trovare materia adeguata, anche perché  si lascia prendere dalla complessità dell’universo che sta creando restandone intrappolato. Ne risentono la sceneggiatura, poco accurata, sostanzialmente senza sorprese  e priva di quella costante tensione che si respirava in Alien, e la definizione dei personaggi, che resta troppo superficiale: Ellen Ripley (Sigourney Weaver) era più credibile di Elizabeth Shaw.

Da uno come Scott era lecito attendersi di più, anche se, pur nelle evidenti imperfezioni, il film riserva alcune sequenze interessanti e spettacolari. Ma solo nella scena finale svela il collegamento con la storia di cui dovrebbe rappresentare l’antefatto. Un po’ poco per un prequel. Al quale occorrerà probabilmente un sequel, che però, si spera, di qualità più alta.

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24 febbraio 2018

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