Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Persona e bene comune

· I gradi e l'essenza della democrazia ·

Diceva Winston Churchill: «La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora». Se nel mondo contemporaneo su centonovantatré Stati indipendenti, centoventi hanno ritenuto di regolarsi con forme di governo democratico, significa che l'idea greca del potere del popolo alla base del governo della città rimane insuperata, almeno nel suo fascino ideale. E che ancora in tanti continuano a dar ragione allo statista inglese, magari mancando del suo disincantato realismo.

Il dibattito introdotto dal libro, La sostenibilità della democrazia nel XXI secolo (Bologna, il Mulino, 2010 pagine 352, euro 26) di cui sono curatori Andrea Simoncini e Marta Cartabia, si chiede se la forma di governo democratico riuscirà a resistere alle sfide prossime della nostra società in rapidissima evoluzione e quali tratti specifici debba avere per esser riconoscibile a ogni latitudine e cultura.

«Oggi la distinzione tra democrazia e non-democrazia deve essere concepita in termini di gradazione» scrivono Leonardo Morlino e Amichai Magen in Attori internazionali: democratizzazione e ruolo della legge (2009), coscienti che dietro l'eguale etichetta di democrazia si possano celare regimi molto diversi da loro tra loro «perché in realtà sin dagli anni Sessanta era evidente che, tra stabili regimi non-democratici di diversa foggia e liberal-democrazie consolidate, esisteva un'ampia area grigia».

Insomma qual è la vera essenza della democrazia? Due requisiti limitano il concetto: i presupposti, cioè «i dati o le dinamiche culturali sulla cui base la democrazia cambia», e le dimensioni della democrazia: «le coordinate (locale-globale, omogeneo-plurale) al cui variare l'oggetto muta». È la via anche per riconoscere, quando «nell'ampia zona grigia» prima citata, un regime non-democratico possa avviarsi lentamente verso una forma di reale democrazia o malauguratamente nel caso capiti l'inverso.

L'idea ellenistica di organizzazione del governo non è quindi un concetto immobile, ma possiede la capacità di forgiarsi alle società, ai tempi e alle culture; con tutta probabilità avrà la forza di resistere anche alla fine dell'idea di Stato-Nazione e al concetto locale di cittadinanza.

«A quali condizioni possiamo consegnare alle generazioni future la democrazia?» si è chiesto monsignor Ettore Ballestrero, nel corso della presentazione del libro all'Istituto Luigi Sturzo a Roma. La sua riflessione parte dalla sfida più difficile e vicina per la democrazia: misurarsi con la rapida crescita attraverso la rete internet di comunità transnazionali, portatrici di valori individualistici che uniscono gruppi di persone provenienti da culture e mondi lontanissimi tra di loro e per tempi molto brevi. «Non esiste democrazia, se non esiste un popolo — prosegue Ballestrero ripetendo l'assunto di Pio XII — La Chiesa non è nemica di nessuna forma di democrazia, a patto che non impedisca di aiutare il prossimo, quello che conta è la persona, che democrazie ci saranno se le persone saranno slegate da un senso di appartenenza? Lo Stato oggi vive di presupposti che non può garantire. Oggi su sei miliardi di persone, solo un miliardo naviga in internet, quando, come previsto, tra dieci anni saranno cinque miliardi ad usare stabilmente la rete, come farà lo Stato a determinare il bene comune?».

Il tema è ripreso nel libro discutendo dei presupposti politici (cittadinanza e rappresentanza politica) e non politici (ethos comune) della democrazia. Il giurista statunitense Joseph Weiler ne scrive distinguendo tra valori e virtù nell'analizzare la condizione attuale della democrazia a livello di Comunità Europea. L'individuo è ancora alla base della governance europea? Quanto la desiderata «unione di uomini» ha ceduto il passo ad una più formale «unione di Stati»?

Il libro, conclude Simoncini, mette in luce la vivacità del dialogo sul tema della democrazia e nasce ex-post da una serie di discussioni con un gruppo di allievi sul futuro della forma di governo. Un dibattito complesso che vive intrecciato tra il diritto, la filosofia e la religione. C'è una crisi nella crescita della democrazia che è necessario arginare con principi costituzionali a tutela del bene comune? Quanto conta la società civile nel processo democratico? Nel 1985 il cardinale Joseph Ratzinger — in Cristianesimo e democrazia pluralistica («Quaderni di cristianità») — scriveva: «cosa più minaccia la democrazia è l'incapacità di accettare francamente l'imperfezione delle cose umane».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE