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​Perle di storia monastica

· ​Pubblicata una raccolta di scritti dell'abate Francesco Trolese ·

Da molti anni don Francesco Trolese è figura di spicco del mondo monastico italiano ed europeo. Attualmente è abate dell’abbazia di Santa Giustina di Padova, dopo essere stato per molti anni alla guida della sua biblioteca. Inoltre è direttore del Centro storico benedettino italiano e della collana Italia benedettina, nonché professore nell’Istituto di liturgia pastorale, che ha sede nella medesima abbazia padovana ed è incorporato nel Pontificio ateneo di Sant’Anselmo di Roma. Ora, giunto alla soglia dei 75 anni, la Societas veneta per la storia religiosa, libera associazione di studiosi che opera da alcuni decenni a Santa Giustina e di cui Trolese è stato dalla fondazione magna pars, ha voluto onorarlo pubblicando una raccolta dei suoi scritti, che appare come primo volume della nuova serie della collana Italia Sacra, finora ospitata dalla Herder e ora passata, senza mutare la veste editoriale, sotto l’egida dell’Istituto storico italiano per il medioevo: Santa Giustina di Padova nel quadro del monachesimo italiano. Studi di storia e cultura monastica, a cura di Giannino Carraro, Rosetta Frison Segafredo, Cristina Marcon (Roma, Istituto storico italiano per il medio- evo, 2014, pagine 485, euro 55). Il volume sarà presentato, a Padova il prossimo 10 aprile.

Trolese acquisì a Roma le competenze che ne hanno fatto uno storico di vaglia, seguendo i corsi di Michele Maccarrone e di Giulio Battelli, ma trovò a Padova, nel medievista Paolo Sambin, il maestro che ne forgiò definitivamente la personalità scientifica.

I saggi che compaiono in questo volume, sempre precisi, documentati fino allo scrupolo ma scritti in una lingua piana e scorrevole, ne sono la prova. Il cammino qui percorso va dal Trecento a oggi.

Partendo dalla grande riforma del monachesimo di Ludovico Barbo, iniziata proprio nell’abbazia padovana oggi condotta da Trolese, e passando attraverso la gloriosa stagione maurina dell’erudizione storica, il filo dipanato dall’autore si prolunga attraverso i grandi della cultura europea seicentesca come Jean Mabillon, per arrivare ai contemporanei, con un capitolo dedicato al maestro Sambin.

È un quadro ricco di suggestioni, come rileva Antonio Rigon nell’introduzione, con al centro monaci, libri, biblioteche, università che ricorda alla smemorata cultura d’oggi quanto il sapere debba ai religiosi, e ai benedettini in particolare.

E di questo sapere la millenaria abbazia di Santa Giustina, benché spogliata di tutti suoi beni dagli espropri napoleonici e ricostituita dopo la prima guerra mondiale, rappresenta uno degli esempi più insigni, di cui sono testimonianza la chiesa grandiosa, i chiostri, i resti archeologici — molti ancora da scoprire — che ci riportano ai primi secoli dell’era cristiana. All’imponente lascito culturale di questo complesso monastico, fino alla chiusura ottocentesca e alla riapertura novecentesca, sono dedicati i saggi che costituiscono la seconda parte del volume.

Il libro è anche il ritratto in filigrana del suo autore, un monaco che ha fatto del servizio alla cultura ecclesiastica e della sua divulgazione lo scopo di tutta una vita. Dei duecento titoli della sua bibliografia, qui analiticamente ricostruita, molti sono rappresentati da curatele apparse prevalentemente in Italia benedettina o in Fonti e ricerche di storia ecclesiastica padovana. Le curatele, come sa chiunque pratichi i libri, costano molto ma rendono poco al loro autore. È soprattutto di questo umile lavoro che la cultura storica italiana deve essere grata a Francesco Trolese.

di Gianpaolo Romanato

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21 marzo 2019

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