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Pericoli ed eccessi della lotta al «global warming»

A scorrere la pagina dei fan del global warming su facebook c'è da stupirsi. Link che rimandano al dio Ganesh, post che raccomandano gruppi di preghiera al Buddha: «Per una nuova saggezza e un nuovo insegnamento». Se poi si ripensa al documentario di Al Gore — vincitore dell'Academy Awards — sui rischi derivanti da un atmosfera rigurgitante co2 dal titolo La verità sconveniente , dove vengono citati scienziati, studi e statistiche a non finire, colpisce la parola verità.

Ebbene, mai uno statistico azzarderebbe a parlare altro che di probabilità (giammai di verità). «Vade retro», sbotterebbe un vero scienziato di fronte a un collega che presentasse le sue ricerche come verità inconfutabili. Per di più uno scienziato che altro non fa che lavorare sulle premesse di altri colleghi spesso con l'intento di confutarli, proprio a dimostrazione di una qualche rilevanza della propria nuova teoria. Teoria che — Popper docet — deve ben essere sottoposta a falsificazione per guadagnarsi il bollino di scientifica, quanto basta cioè — almeno in teoria appunto — per discernerla dalla mera riflessione metafisica. La scienza procede per congetture insomma, non certo per dogmi, né tantomeno dovrebbe avere bisogno di mantra da canticchiare. Eppure, sulla pagina facebook del gruppo «Riscaldamento globale» si trova una preghiera che come un mantra ritorna continuamente: there is only one mother earth and now she is calling you to save her!... So, join the anti global warming force («C'è un'unica madre terra, ti sta chiamando perché tu la salvi! Aderisci anche tu all'esercito anti-riscaldamento globale»).

Colpisce che si parli di salvezza, che si utilizzi un linguaggio da crociata, che si citi il dio Ganesh in un sito che dovrebbe essere la punta di diamante del secolarismo più disincantato. Sono gli stessi militanti che poi assoldano fisici, matematici, geologi per suggerire ai Governi come risolvere la sicurezza delle centrali nucleari, per stilare piani energetici avanzati, e che si sperticano sui numeri tra le ascisse e le ordinate come uno chef tra i coltelli e i manici di pentola roventi (le autolesioni accidentali son sempre in agguato). Ma forse non ci dobbiamo stupire, se persino il padrino del movimento Al Gore nei suoi discorsi usa più volte — con tono ammonitore — la frase «messaggio che la terra ci manda» riferendosi ovviamente alle calamità naturali. E quindi, quasi riportasse alla lettera certi passi delle Scritture, annuncia cataclismi su scala globale, foreste che saranno annientate, acqua risucchiata dalla terra, uragani che faranno il resto. In verità gli ultimi due ammonimenti sono stati ripresi dal sito www.2012finedelmondo.it.

In realtà questi neomillenarismi s'assomigliano un po' tutti: è difficile distinguere quello scientifico da quello solo metafisico, neanche fosse il grano dal loglio. Fatto sta che a scorrere su internet certe clip sponsorizzate dai fan del global warming sembra d'assistere a quella scena apocalittica (dal film Apocalypto ) in cui un'eclissi apparentemente imprevista lascia per qualche secondo all'ombra quelle genti accorse ad assistere al tributo di rituale squartamento a favore del dio, e a quel punto qualcosa cambia. Tutto non è più come prima. Bisognerà pur placare lo spirito che tutto regge e ora lancia inequivocabile un segnale, un messaggio appunto. Nel film il sacro rito viene interrotto da una richiesta di grazia a furor di popolo, e la povera vittima sacrificale questa volta la scampa.

Qui nel XXI secolo invece — noi moderni e secolarizzati che da tempo sembriamo avere vinto quel tipo di soggezione — al passaggio di un uragano o di un ciclone più vivace e vorticante del solito, invece di aprire un ombrello più capiente o barricarci in casa in attesa che il peggio passi, finisce che usciamo a invocare una grazia come nel film di Gibson: quella per la salvezza del pianeta. Cosi vorremmo chiuse tutte le fabbriche più inquinanti, rottamate le macchine più infestanti, qualche audace ha persino suggerito di cambiare dieta e diventare tutti una buona volta vegetariani. Al Gore dichiara che solo dopo la scampata morte di suo figlio per un incidente (tenuto in vita diversi giorni da una macchina che respirava in sua vece) si è sempre più avvicinato alla madre Terra.

Un tempo chi usciva da un'esperienza traumatica, che lo toccava nel profondo, ritornava a Dio. Oggi ci si inventa un gruppo su facebook per lanciare qualche suggestiva campagna ambientalista — tipo: «Prevenire è meglio che curare» — ma sempre sulla scia della vecchia prassi di fare quanti più proseliti possibile.

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