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Perdono
per quelle atrocità

· ​Gli evangelici tedeschi agli indigeni della Namibia ·

 «Confessiamo oggi espressamente la nostra colpa verso il popolo namibiano e davanti a Dio». È un’assunzione di responsabilità e insieme una richiesta di perdono quella con cui la Chiesa evangelica in Germania, la principale denominazione luterana del paese, si è rivolta ai discendenti delle vittime di una delle prime stragi di massa del XX secolo. Un capitolo di storia forse troppo a lungo dimenticato: lo sterminio delle popolazioni indigene della Namibia da parte delle forze occupanti tedesche a partire dal 1904. Un’ammissione formale di colpa tanto più importante perché tra pochi giorni proprio la Namibia ospiterà l’assemblea mondiale luterana per la commemorazione del cinquecentenario della Riforma.

«Dal profondo dei nostri cuori chiediamo ai discendenti delle vittime e a tutti coloro che patirono per il ruolo coloniale della Germania il perdono per il male fatto e per il dolore subito», si legge nel documento assai eloquentemente intitolato «Perdona i nostri peccati (Matteo, 6, 12)». Nel testo, redatto dal consiglio della Chiesa evangelica tedesca, la comunità protestante — rileva il sito Riforma.it — affronta per la prima volta in modo netto le proprie responsabilità storiche davanti alle atrocità commesse nel paese africano fra il 1884 e il 1915 dalla potenza occupante, appunto la Germania. Per quanto è noto fino ad oggi, si legge nel testo, è da escludere totalmente un ruolo attivo diretto da parte dei pastori luterani tedeschi inviati in Africa sud occidentale nelle uccisioni di massa, da molti considerate le prove generali dello sterminio nazista di pochi decenni dopo. Tuttavia, viene rilevato, attraverso la giustificazione teologica del potere imperiale e del dominio coloniale, a cui si somma un accentuato sentimento razzista, essi hanno in qualche maniera preparato il terreno per la morte di migliaia di persone di diversi gruppi etnici. Il testo, a tal proposito, afferma: «Questo è un grande peccato che non può essere giustificato». Spiega, infatti, Petra Bosse-Huber, la presule responsabile per i pastori all’estero della comunità evangelica tedesca: «In nessun modo la dichiarazione attuale cancellerà le ingiustizie subite. Tuttavia esprime l’obbligo e l’impegno duraturo della Chiesa evangelica tedesca a unirsi ai discendenti delle vittime per tenere viva la memoria, per chiedere che il genocidio venga riconosciuto come tale e per lavorare al superamento delle ingiustizie. Dobbiamo ricordare l’epoca coloniale, ma abbiamo anche bisogno di uno spirito di riconciliazione che può alimentarsi soltanto se tutti i popoli si tenderanno la mano in segno di amicizia».

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23 maggio 2019

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