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Perdono e rinascita per la Chiesa in Irlanda

· La liturgia penitenziale nella pro-cattedrale di Dublino con le vittime degli abusi ·

Perdono per le colpe commesse e gratitudine per la verità: è il sentimento espresso dal vice presidente della Irish Catholic Bishops’ Conference (Icbc), l’arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, Diarmuid Martin, nell’omelia per la liturgia penitenziale concelebrata nella pro-cattedrale di Saint Mary, assieme al visitatore apostolico per l’arcidiocesi di Dublino, il cardinale arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’Malley, alla quale ha partecipato un numeroso gruppo di fedeli, accompagnati dai loro familiari, vittime di abusi sessuali avvenuti all’interno di comunità religiose. Durante la liturgia i presuli hanno presieduto il rito della lavanda dei piedi di alcune persone che hanno sofferto in vari modi a causa degli abusi.

Il cardinale O’Malley, a nome del Papa, ha rinnovato la richiesta di perdono per gli abusi perpetrati dai religiosi e per le negligenze nell’affrontare il problema. «L’espiazione pubblica per gli errori della comunità ecclesiale — ha sottolineato il cardinale — costituisce un elemento importante per chiedere il perdono di coloro che sono stati danneggiati dai sacerdoti e dai vescovi, le cui azioni e negligenze hanno gravemente ferito le vite dei bambini che avevano posto fiducia nelle loro cure pastorali».

La vicenda degli abusi ha segnato profondamente la comunità irlandese: «L’arcidiocesi di Dublino — ha ribadito monsignor Martin — non sarà più la stessa». Essa, ha aggiunto, «sarà sempre connotata da questa ferita al suo interno. L’arcidiocesi non potrà mai riposarsi fino al giorno in cui l’ultima vittima ha trovato la sua pace e possa gioire nell’essere pienamente la persona che Dio, nel suo progetto, vuole che sia».

Il vice presidente della Icbc ha poi evocato il perdono: «Qualcuno una volta mi ha spiegato — ha detto il presule — la differenza tra chiedere scusa e chiedere perdono. Posso urtare qualcuno per strada e dire scusi. Ma quando dico scusi dipende da me; invece, quando chiedo perdono, non dipende più da me, ma sono nelle mani degli altri: “solo un altro può perdonarmi e solo Dio può perdonarmi”». Ricordando il silenzio di Gesù sulla croce, monsignor Martin, ha tuttavia puntualizzato che il perdono divino «non è a buon mercato», perché «un ladrone ha deriso Gesù, mentre l’altro ha riconosciuto la propria colpa e in quel riconoscimento ha aperto la porta del perdono». Nessuno, ha concluso, «che abbia avuto una qualsiasi responsabilità per ciò che è accaduto nella Chiesa di Gesù Cristo, in questa arcidiocesi, potrà chiedere il perdono di coloro che hanno subito abusi, senza prima riconoscere l’ingiustizia commessa e il proprio fallimento per quanto avvenuto».

L’arcivescovo di Dublino si è poi rivolto con parole di gratitudine nei confronti delle vittime degli abusi per avere avuto il coraggio e la forza di rendere note pubblicamente le sofferenze: «In questa cattedrale — ha affermato — ci sono uomini e donne ai quali dobbiamo esprimere la nostra enorme gratitudine per il fatto di non essere rimasti in silenzio». Malgrado il dolore, ha aggiunto, «hanno avuto il coraggio di parlare, con coraggio e determinazione, anche di fronte all’incredulità e al rifiuto». E questo, ha osservato, ha rappresentato una sfida per la Chiesa stessa: «Alcune di queste persone hanno, nel dolore e nell’indignazione, rifiutato la Chiesa che una volta amavano, ma paradossalmente il loro abbandono può avere aiutato a purificare la Chiesa, sfidandola ad affrontare la verità, a superare la negazione, a riconoscere il male che è stato fatto e il dolore che è stato provocato». Nel concludere, il vice presidente della Icbc ha esortato a mantenere vivo il valore della verità: «Faccio appello a voi affinché continuiate a parlare. C’è ancora un lungo cammino da percorrere sulla via dell’onestà prima di poter meritare davvero il perdono»

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24 agosto 2019

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