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Perché un cammino comune è possibile

· Gli incontri a Gerusalemme ·

Dalla spianata delle Moschee alla Cupola della roccia, al Muro occidentale, al memoriale Yad Vashem, all’Orto degli ulivi, al Getsemani e, per finire, al Cenacolo. Si conclude così, all’insegna del dialogo tra le religioni, la visita di Papa Francesco in Terra santa.

L’ultima giornata è come un filo che si snoda tra fedi e tradizioni diverse, spesso tra incomprensioni e chiusure. Anche se poi però, alla fine del percorso, ci si ritrova davanti a quella santità di cui Gerusalemme è rivestita per tutte e tre le religioni monoteiste. E che Francesco abbia voluto mostrare come un cammino comune sia sempre possibile, è testimoniato già dalla scelta di farsi accompagnare da due suoi amici argentini di vecchia data, musulmano l’uno, ebreo l’altro. Ed è proprio in questa giornata che la loro presenza assume il suo significato. Essere amici, viaggiare insieme, camminare insieme anche se legati a fedi, culture e tradizioni diverse — così come hanno fatto in questi giorni Jorge Mario Bergoglio, vescovo di Roma, Abraham Skorka, rabbino argentino, e Omar Abboud, presidente islamico dell’istituto per il dialogo interreligioso di Buenos Aires — è la cosa più semplice e naturale che ci sia. Il segreto sta proprio qui: in quel sentimento vecchio quanto l’uomo, l’amicizia, con tutti i suoi corollari di amore, rispetto, solidarietà.

È la testimonianza che essi hanno dato al mondo. Il Papa lo ha ripetuto in ogni momento di questa viaggio. Già domenica pomeriggio, quando è giunto all’aeroporto di Tel Aviv, ha chiesto a quanti hanno responsabilità di favorire «la ricerca di soluzioni eque» alle complesse difficoltà, affinché «israeliani e palestinesi possano vivere in pace». Poi lunedì mattina, davanti al gran mufti, ha rilanciato l’appello al rispetto reciproco, alla comprensione del dolore dell’altro, al rifiuto della violenza e alla collaborazione. E nel memoriale delle vittime della Shoah, a Yad Vashem, Papa Francesco ha baciato la mano a ciascuno dei sei superstiti dei campi di sterminio nazisti che gli sono stati presentati.

Dal nostro inviato Mario Ponzi

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24 agosto 2019

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