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Umiltà fa rima con verità

· Terza predica di Quaresima ·

J.M. Rottmayr, Allegoria dell'umiltà (1714)

«Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi»: su questo richiamo all’umiltà cristiana autentica, intesa come verità, padre Raniero Cantalamessa ha incentrato la terza predica di Quaresima, tenuta venerdì mattina, 9 marzo, nella cappella Redemptoris Mater, alla presenza del Papa. Il predicatore della Casa pontificia ha fatto subito notare che nella lettera ai Romani (12, 3.16), da cui ha preso le mosse per la meditazione, Paolo non si perde in «raccomandazioni spicciole alla moderazione e alla modestia» ma «ci apre dinanzi tutto il vasto orizzonte dell’umiltà», perché «accanto alla carità individua nell’umiltà il secondo valore fondamentale, la seconda direzione in cui si deve lavorare per rinnovare, nello Spirito, la propria vita ed edificare la comunità». L’apostolo, ha spiegato il religioso, punta «sia la presunzione della mente che l’ambizione della volontà». In pratica, «il concetto decisivo che Paolo introduce nel discorso intorno all’umiltà è il concetto di verità: Dio ama l’umile perché l’umile è nella verità; è un uomo vero, autentico». E «punisce la superbia, perché la superbia, prima ancora che arroganza, è menzogna: tutto ciò infatti che, nell’uomo, non è umiltà, è menzogna».

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19 dicembre 2018

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