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Perché qui abita Dio

· Tra i “clochards célestes” che trovano rifugio (e speranza) nelle chiese di Parigi ·

 «Perché sono qui? Perché qui sto bene, perché qui abita Dio. Vive in me, è al mio fianco. Ho bisogno di tempo e questo è ciò che trovo qua. Questa chiesa è il mio nido di speranza». Linda, ricercatrice dell’Institut Pasteur, da un anno finita a vivere in strada «a causa di un processo», è uno dei tanti vagabondi mistici, dei clochards célestes che passano le loro giornate nelle chiese di Parigi. A essi il quotidiano francese «la Croix», nell’edizione del 5-6 luglio, ha dedicato un ampio servizio a firma di Mikael Corre. Uomini e donne senza domicilio fisso che hanno trovato nelle chiese il loro luogo d’asilo, in grado di accogliere le proprie sofferenze ma anche la loro personale ricerca spirituale.

Sporchi a volte, spesso ubriachi, chiedono l’elemosina, dormono accanto a una colonna. Nella chiesa di Saint-Laurent, a due passi dalla Gare de l’Est, c’è Vincent Marie, alias “Vain sans Marie” o “Vin sang Marie”, che prega in ginocchio davanti a una statua della Vergine; al collo e fra le mani croci e medaglie “miracolose”. «Si riceve la fede nell’infanzia, dopo è una lotta. Si fa la scelta di seguirla — dice — o di voltarsi verso ciò che è materiale. Io preferisco essere libero». C’è Bruno, di mestiere macellaio, finito sulla strada dopo il divorzio dalla moglie: frequenta Saint-Nicolas-des-Champs, non lontano dal Centre Pompidou, assiste alla messa, accompagna i malati a Lourdes, si occupa della sicurezza del mercatino parrocchiale. Non sono pochi i clochard che si rendono indispensabili allo svolgimento della vita della parrocchia; alcuni assicurano le letture durante le funzioni, soprattutto nei giorni feriali, quando la chiesa è semideserta.

Nell’approfondimento su «la Croix», si spiega che l’appellativo clochards célestes è mutuato da un libro di Jack Kerouac — I vagabondi del Dharma — che racconta l’avventura di poeti americani, ispirati dal buddismo, viaggiatori senza soldi tra montagne, boschi e deserti. Nel cristianesimo di tradizione russa e bizantina si può invece trovare la figura dello yourodivy, il “folle in Cristo” che abbandona ogni bene materiale e si mette in cammino alla ricerca di Dio: «Sfuggendo a qualsiasi ordine stabilito, sociale o politico, il clochard céleste si caratterizza per un rapporto diretto con il Signore, senza intermediari, sulla linea erratica dei profeti dell’Antico Testamento, dei monaci di differenti tradizioni, fino ai mistici sufi». Hanno anche un patrono, Benedetto Giuseppe Labre, detto “il vagabondo di Dio”, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Nato in Francia, morì a Roma, a soli 35 anni, nel 1783. Viveva sotto un’arcata del Colosseo, frequentava solitamente le chiese dove si svolgevano le Quarantore, e la sua fama di uomo spirituale crebbe a tal punto che, per i funerali, le spoglie vennero esposte in Santa Maria ai Monti davanti a una folla enorme. I “barboni celesti” sono sempre stati con noi.

Giovanni Zavatta

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21 agosto 2019

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