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Perché in Iraq non prevalga il terrore

· Appello dell’assemblea dei presuli cattolici ai rappresentanti delle istituzioni ·

Occorre reagire davanti alle violenze settarie e agli scontri tra fazioni politiche che di nuovo di nuovo stanno facendo precipitare l'Iraq nel caos. È quanto chiedono i vescovi cattolici iracheni.

L'appello lanciato in occasione della loro assemblea, svoltosi a Baghdad martedì 25,è rivolto oltre che ai cristiani, anche a tutte le forze politiche e ai rappresentanti del Governo e delle istituzioni del Paese. Nel testo sono formulate alcune raccomandazioni urgenti. A tutti i cristiani si chiede di pregare nel tempo di Quaresima per impetrare il dono della pace e della sicurezza. Alle forze politiche e sociali si chiede di dialogare e trovare soluzioni politiche urgenti alla crisi della nazione, per porre un freno al dilagare della violenza. I vescovi si rivolgono anche a quanti sono fuggiti dall'Iraq negli ultimi anni a causa dell'instabilità e dei conflitti, chiedendo agli emigrati di fare ritorno in patria.

I presuli rivolgono il loro pensiero anche alla Siria, tornando a auspicare la rapida liberazione dei due vescovi ortodossi e delle suore di Maalula rapiti nel contesto del conflitto siriano. Viva gratitudine viene espressa a Papa Francesco per quanto sta facendo per la Chiesa, per il mondo e per la pace in tutte le aree sconvolte da guerre e violenze. L’intervento dei presuli iracheni segue il messaggio, nei contenuti per molti versi analogo, diffuso dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Louis Raphaël I Sako, in occasione dell'imminente inizio del tempo di Quaresima. «Vi chiedo di digiunare e di pregare, affinché i cristiani non emigrino dall'Iraq», ha scritto il capo della Chiesa caldea.

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11 dicembre 2019

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