Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Perché il mondo ascolti

· Appello dei presuli del Ccee riuniti in Terra santa ·

«Data la complessità delle situazioni e l’ampiezza delle tragedie umanitarie, auspichiamo che anche l’Onu prenda in decisa considerazione la situazione e giunga ad efficaci soluzioni non solo rispetto alla prima accoglienza ma anche ai Paesi di provenienza dei migranti, adottando misure adeguate per fermare la violenza e costruire la pace e lo sviluppo di tutti i popoli». È quanto si chiede nel documento finale dell’assemblea del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), che si è svolta in Terra santa per sei giorni, alternata a pellegrinaggi e incontri con autorità politiche e religiose del luogo.
I vescovi del vecchio continente osservano che «la pace in Medio oriente e nel nord Africa è vitale per l’Europa, così come è decisivo che si arrivi al più presto ad una vera pace nel continente stesso, a cominciare dall’Ucraina». Al Medio oriente, in particolare, è dedicato un capitolo del documento: «Questa terra», scrivono i presuli «ha bisogno di giustizia e di stabilità nelle diverse regioni e popoli». Per questo, «il dialogo e lo sviluppo sono il vero nome della pace. Garantendo l’uguaglianza dei cittadini, i Paesi e le società mediorientali, ricchi dei propri patrimoni culturali e religiosi, potrebbero essere un esempio di convivenza per la comunità internazionale». In Terra santa poi, i cristiani contribuiscono «in modo del tutto speciale a costruire la pace, l’intesa e la cultura del perdono, senza le quali non esiste coesione sociale». In quest’ottica, si auspica che «la delicata situazione nella zona di Cremisan trovi un’adeguata soluzione rispettosa dei diritti delle famiglie, delle loro proprietà, e delle due comunità religiose nonché della loro missione educativa».
Guardando le gioie, le sofferenze e le sfide della Chiesa nei diversi Paesi, continuano i vescovi europei, «è emerso il grande movimento dei popoli: profughi, rifugiati, immigrati. La disperazione non ha confini. La complessità di questo esodo, con le sue inevitabili differenziazioni, richiede da parte dei singoli Stati, le cui situazioni sono radicalmente diverse, molta attenzione, al fine di rispondere tempestivamente alle necessità di aiuto immediato e di accoglienza di persone disperate a causa di guerra, persecuzione, miseria».

di Fabrizio Contessa

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE