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Perché il prete dà fastidio alla cultura mafiosa anticristiana

· Il cardinale Angelo Amato parla dei recenti decreti approvati da Benedetto XVI ·

La violenza, l’odio, il sopruso possono uccidere il corpo ma non l’anima. Il martirio di don Giuseppe Puglisi, prete palermitano ucciso nel 1993, ma anche quello di tanti sacerdoti, religiosi, religiose, laici e laiche di ogni epoca e di ogni nazionalità e cultura, sono l’esempio più eloquente che alla fine Cristo ha l’ultima parola. Don Puglisi è stato ucciso perché faceva il prete sul serio: predicava i valori evangelici senza annacquarli e le sue parole trovavano nei giovani interlocutori attenti e affascinati. Per questo dava fastidio alla mafia, la cui cultura è «intrinsecamente anticristiana». Tra i 16 decreti che lo scorso 28 giugno il Papa ha autorizzato a promulgare quello che riguarda il martirio di don Puglisi ha certamente una valenza particolarmente esemplare. Ne abbiamo parlato con il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in questa intervista al nostro giornale.

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23 ottobre 2019

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