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Perché
il mondo creda

· ​Lettera pastorale del cardinale arcivescovo di Lione ·

«Ci avviciniamo all’anniversario della chiusura del concilio, l’8 dicembre 1965, e, ripensandoci, credo che il grande dono dello Spirito Santo al Vaticano II possa riassumersi nel rinnovamento missionario. Ma come ricevere in profondità questa grazia e metterla in pratica?». È la domanda che sta alla base della lettera pastorale Afin que le monde croie. 

Eugène Burnand, «I discepoli Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro la mattina della Resurrezione» (1898)

L’Église, une fraternité missionnaire, scritta dal cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, per preparare la sua diocesi all’8 dicembre 2015, cinquantesimo anniversario della chiusura del concilio Vaticano ii e giorno di apertura del Giubileo della misericordia. Il testo, soprattutto, costituisce «una risposta all’appello di Papa Francesco che invita la Chiesa a “uscire”». A partire da domenica 1° novembre, il documento (di quarantotto pagine) è stato distribuito in centomila copie in tutte le parrocchie e comunità cattoliche dell’arcidiocesi. Per l’8 dicembre il porporato — lo scrive egli stesso nell’introduzione — chiede a ogni parrocchia di prendere un’iniziativa e stabilire un “progetto missionario” che indichi la strada per gli anni a venire. La lettera si ispira al piano «Paroisses Mission», lanciato diciotto mesi fa e caratterizzato da sette punti di attenzione pastorale. «Questo soffio missionario», ricorda Barbarin, «fu ravvivato da Paolo VI l’8 dicembre 1975 nella sua magnifica esortazione Evangelii nuntiandi, poi da Giovanni Paolo II con l’enciclica Redemptoris missio, quindici anni dopo. Quanto a Papa Francesco ne ha fatto un fuoco d’artificio nel suo primo grande testo, Evangelii gaudium. Tutti riprendono il grido di san Paolo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (i Corinzi, 9, 16)».

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18 ottobre 2018

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