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Perché gridiamo?

· La domanda che rimbalza nella storia ·

"Un grido squarcia – scrive Cristiana Dobner – il nostro tempo e il nostro spazio. L’implorante di Camille Claudel spezza ogni dimensione: a chi grida? Con lei anche noi cerchiamo un volto e nel volto i volti di tutti.

Niccolò dell’Arca«Compianto sul Cristo morto» (fine XV secolo, particolare)

La nostra storia è lacerata e gli interrogativi si dipingono sui volti dei migranti su fragili barconi, sui bimbi che frugano nelle discariche. Sappiamo darvi risposta?

Ci viene chiesto, da credenti, di vivere la lacerazione, di lasciarla abitare in noi e di dimorare nel grido. In quel grido di Gesù Cristo al Padre e a tutta l’umanità. Gridava Cioran: «Le mie forze? Le ho sprecate, le ho usate tutte per cancellare in me le tracce di Dio... E adesso sarò per sempre disoccupato». Chi crede però non è disoccupato, tuttavia non lavora. Non è un gioco di parole, ma il paradosso di ogni vita cristiana: lo Spirito lavora, opera, crea. Siamo portati dalle sue ali, proprio come nel momento dell’inizio, quando la ruach (femminile in ebraico), il soffio, si librava sulle acque, come un uccello che protegge i piccoli nel nido".

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27 aprile 2018

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