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Perché è un bene
che ci siano degli uomini sulla terra?

· L’umanesimo nel XXI secolo ·

 La parola «umanesimo» è relativamente recente. Ma il fenomeno è dovuto passare attraverso un tempo d’incubazione abbastanza lungo per giungere a cristallizzarsi in una formula. Nella prima tappa, l’uomo prende coscienza di sé in quanto specie che si distingue dalle altre in modo sostanziale per alcune caratteristiche. La seconda tappa aggiunge alla differenza, una diversità di livello a favore dell’uomo: egli appare migliore delle altre specie viventi. Una terza fase inizia nei primi anni del secolo XVII: l’uomo è l’essere che deve dominare gli altri. La superiorità non gli è più conferita da una istanza superiore: egli realizza la sua superiorità 

Georgia O’Keeffe«Strada» (1926)

diventando il padrone della natura. La quarta tappa consiste nell’«umanesimo esclusivo» (secolo XIX): l’uomo è l’essere più alto, che non tollera alcuno sopra di sé. Oggi è con questa quarta tappa che abbiamo a che fare. Una tappa ulteriore è poco probabile: è difficile immaginare che si possa dare all’uomo un posto ancor più elevato di quello di Dio. Quanto alle prime tre, esse sono state attaccate in ordine inverso alla loro comparsa. L’ultima tappa non è stata contraddetta, o lo è stata parzialmente. Questa filosofia è inesauribile quando deve decretare le regole di convivenza, e riesce a spiegare in modo molto plausibile che è nell’interesse del genere umano nel suo insieme, rinunciare alla violenza in favore della pace e della giustizia. Tuttavia, il pensiero moderno è a corto di argomenti per giustificare l’esistenza stessa degli uomini. Bisogna dunque prendere atto di un fatto nuovo, espressione di una preoccupazione profonda: il progetto ateo dei tempi moderni è fallito. L’ateismo è incapace di rispondere alla questione della legittimità dell’uomo. Dobbiamo arrischiare un ulteriore passo avanti: l’umanesimo esclusivo è impossibile. Non perché renderebbe l’uomo inumano, ma perché distruggerebbe l’uomo, nel senso più banale del termine. Quando lo si abbandona alla sua logica interna, egli finisce, prima o poi, per distruggere se stesso. L’uomo dispone oggi dei mezzi per determinare il suo destino: ecco perché è urgente sapere se la decisione di libertà che occorre per questo sarà presa a favore della continuazione dell’avventura umana o della sua interruzione. Di cosa abbiamo bisogno per far pendere la bilancia verso la risposta positiva? I tempi moderni sono in grado di produrre molti beni. E non solo nell’ambito dei beni materiali. Dobbiamo a essi molti beni di carattere culturale, come lo stato di diritto, i musei aperti a tutti, la musica su cd a basso costo. Vi è una cosa tuttavia che i tempi moderni sono incapaci di dire: perché è un bene che ci siano degli uomini sulla terra. Abbiamo beni in quantità. Che sia bene che tali beni abbiano un beneficiario, questo non lo possiamo dimostrare. O forse, sì, noi lo possiamo. Ma per farlo, bisogna credere a Colui che disse, nel sesto giorno della creazione, che il creato, nella sua totalità, è «molto buono».

di Rémi Brague

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14 ottobre 2019

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