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Una città
da abitare e trasformare

· L’arcivescovo Pizzaballa invita i cristiani a continuare a essere presenza di pace in Terra santa ·

«La nascita del Signore nelle nostre città vuole accendere dentro di noi una sorta di “passione politica”, suscitare la responsabilità di una cura per la città e la terra che abitiamo». È quanto ha sottolineato l’arcivescovo amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, nell’omelia della messa di mezzanotte celebrata a Betlemme, alla presenza del presidente palestinese, Mahmoud Abbas, e di numerosi rappresentanti istituzionali e diplomatici. La riflessione del presule, con sullo sfondo le tensioni, le contraddizioni, le luci e le ombre che si addensano sulla Terra santa e sul Medio oriente, è stata «uno sguardo partecipe e attento alle nostre città e al nostro modo di abitarle» a partire da luoghi biblici come Betlemme, Nazareth, Cana, Cafarnao, Gerusalemme, «città amate da Gesù» e soprattutto abitate. Infatti, ha osservato monsignor Pizzaballa, «il nostro Dio è un Dio di città, che abita le città, perché è un Dio con gli uomini, “Immanuel”; la sua parola non si esaurisce in una proposta religiosa privata o solo personale. Essa cerca e vuole una strada, una casa, una città da abitare e da trasformare. Chi vuole rinchiudere il Vangelo o la presenza dei cristiani dentro confini privati o intimistici, non ha compreso il desiderio di Dio. L’Incarnazione del Figlio di Dio è un fermento, è lievito destinato a far crescere e amalgamare tutta la pasta, l’intera realtà dell’uomo, cosmo e storia, vita e città».

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22 settembre 2019

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