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​Perché c’è la guerra

· ​Dossier Caritas sui conflitti dimenticati ·

 Milano, 12. La fame e la guerra non sono un evento imprevedibile, causato da forze al di fuori del nostro controllo: sono invece il frutto di scelte deliberate, spesso consapevoli dei propri effetti e risultati. La guerra può essere determinata da fattori legati alla produzione, distribuzione e consumo di beni alimentari ed esiste una chiara correlazione tra conflitti e cattiva distribuzione delle risorse. 

In pratica, fame, aiuti alimentari, terreni accaparrati, giochi di borsa possono essere cause o effetti delle guerre. È una delle analisi che emerge da Cibo di guerra, quinto rapporto sui conflitti dimenticati. Curato da Caritas Italiana assieme a «Famiglia cristiana» e a «Il Regno», è stato presentato ieri all’Expo di Milano nell’ambito di una due giorni di riflessione sulla lotta contro la fame. Il dossier indaga proprio sul reciproco condizionamento tra conflitti bellici e beni alimentari ma affronta anche un altro aspetto, quello dell’attenzione mediatica ai conflitti, «molto forte» nell’informazione veicolata dai social network: le notizie sui conflitti superano in alcuni casi il 50 per cento di tutte le notizie video trasmesse dai canali youtube di alcune delle più note testate giornalistiche internazionali.

Una sezione del rapporto è dedicata all’uso dei video di guerra nei canali tematici delle testate su youtube (Cnn, Al Jazeera, Russia Today, Vice News). Nel corso di una settimana campione, dal 16 al 22 febbraio 2015, sono stati esaminati 428 video per 32,3 ore di filmati, sette milioni di visualizzazioni e oltre 56.000 commenti. La Cnn nella settimana campione ha trasmesso su youtube 205 video, per 8,6 ore totali e oltre tre milioni di visualizzazioni. «Nel nuovo scenario liquido dell’informazione — sottolinea il rapporto Caritas — si avverte un forte bisogno di contestualizzazione e mediazione giornalistica. L’utente che arriva su youtube attraverso un social network spesso non si chiede su quale canale è arrivato, qual è la sua agenda politica o da chi è finanziato. Preme play, commenta e condivide senza farsi troppe domande».

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