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Per una giustizia che riabilita e recupera alla società

· Ai direttori delle amministrazioni penitenziarie europee il Papa chiede carceri più dignitose e iniziative di assistenza umana e spirituale ·

Per «fare giustizia» non basta riconoscere e punire il colpevole di un reato: occorre che «si faccia tutto ciò che è possibile per correggere e migliorare l’uomo» in vista del suo reinserimento sociale.

La funzione rieducativa e riabilitativa della pena carceraria è stata ribadita dal Papa nel discorso ai partecipanti alla diciassettesima conferenza dei direttori delle amministrazioni penitenziarie del Consiglio d’Europa, ricevuti in udienza nella mattina di giovedì 22 novembre, nella Sala Clementina.

Per Benedetto XVI   non si tratta di «un aspetto accessorio e secondario del sistema penale» ma del suo «momento culminante e qualificante». La necessità che il detenuto viva in carcere «un tempo di riabilitazione e di maturazione», infatti, va considerata un’«esigenza della stessa società sia per recuperare una persona che possa validamente contribuire al bene di tutti, sia per depotenziarne la tendenza a delinquere e la pericolosità sociale». Quando ciò non accade — ha osservato il Papa — «la giustizia non è realizzata in senso integrale»: con la conseguenza che «una detenzione fallita nella funzione educativa» diviene «una pena diseducativa, che, paradossalmente, accentua, invece di contrastare, l’inclinazione a delinquere e la pericolosità sociale della persona».

Prioritario, a giudizio del Pontefice, è «rendere più dignitosi gli ambienti carcerari e assicurare ai detenuti più efficaci mezzi di sostegno e percorsi di formazione». A questo scopo non è sufficiente la «disponibilità di adeguate risorse finanziarie»; occorre anche «una crescita nella mentalità, così da legare il dibattito carcerario concernente il rispetto dei diritti umani del detenuto a quello, più ampio, relativo alla stessa realizzazione della giustizia penale».

Dal Benedetto XVI, infine, un accenno alla questione dei «detenuti stranieri, spesso in situazioni difficili e di fragilità», con l’invito a creare in carcere «una vera comunità educativa».

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20 ottobre 2019

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